Verso la cima

Sulla cima verso la valle Bormida (foto tratta dal web)

Alla svolta fu l’aria del tramonto
ch’era di vetro torrido e di bronzo
a farsi d’acqua, e chiara di corimbi
innumeri  di nubi che s’appresero
lungo il rettano, e di sentore  aspro
ma languido di mieli e di pervinche
quando potè l’anima antica aprirsi.
Corse poi l’aria quasi fredda quasi
di latte ambrato che la sete appaga
pur non bevuto, al fosco umido grembo
di antiche selve, e vi sbirciai se fauni
pigri ed ignudi là pensosi e arcuati
di belle membra fossero. Ma rise
solo la gazza e furono in cachinno
mille sorelle sue per brevi attimi.
L’umida ripa ancora distillava
l’ultima pioggia e già bardane e farfare
intrecciavan gli scudi. Come fui
lieto allora dei già mille e mille
passi compiuti e come lieto ancora
che altri mille ne fossero, e altri ancora
per quel dove in cui presto si cancellano
le orme e deserta suona l’ora,
a scabri marmi eterni ed a sorrisi
d’anime altre e belle e più perfette
d’ogni perduto sogno.

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