Hanno assassinato la poesia posted by Francesco Aprile

Hanno assassinato la poesia: premessa

_vian di Francesco Aprile

 hanno assassinato la poesia è la storia di una violenza.
di uno stupro. ad un bambino, bambina. alla poesia. di una
traslazione dei significati. delle figure. e ancora. di uno
stupro. di una violenza. ad un bambino, bambina. alla
poesia. sottratta a quei teneri “boschi di vetro”. sottratta
alla versificazione d’infanzia. alla lallazione. sottratta.
è scrittura per sottrazione. oggi. stuprata. violentata
sugli asfalti sui prati sui cieli. nell’infanzia di un
bambino, bambina. della poesia. rapita. portata via,
allontanata da tutti quei gesti semplici del quotidiano.
dalla versificazione pura. bambino, bambina.

Hanno assassinato la poesia: racconto

hanno assassinato la poesia con un discorso fuorviante. ‘sta
notte. di colpo. mi sono svegliato. urla come di scimmie,
ammucchiate attorno al microfono, sciorinavano strofinamenti
dell’anima, sconclusa. era forse l’effetto della notte. non
credo. hanno assassinato la poesia con un colpo secco. il
distacco netto della retina aveva reso malvedenti gli
assassini. si credevano nel verso. l’hanno assassinata. e di
questo a loro non posso esser che grato. finalmente l’hanno
liberata dalle loro stupide palle. con un colpo netto.
separando l’idiozia delle urla, le loro, dallo scettro
immacolato delle parole, della poesia, ormai violentata,
caratterizzata da difficoltà nel relazionarsi all’atto
sessuale, stuprata, condotta sulle rotte orgiastiche di
mediocri in calore. non si sarebbe più avvicinata al
contatto estremo del corpo. non ne avrebbe più annusato la
disperazione. per entrarvici e scaturirne nuova, come
vergine fiore dallo sterco. mentre attorno_ forti, tutti,
gonfiavano le vene del collo, le loro mani tradivano i segni
– stupidi – delle loro masturbazioni sacerdotali, come di
rito, del mentre facevano distruzione poetica. hanno
assassinato la poesia con un discorso slabbrato. e lei non
si sarebbe più avvicinata all’intimità violata delle sue
terre desolate. incapace di farlo, avrebbe acuito il dolore,
nella colpevolezza timida di nuove parole di vetro.
speciali. libere deboli e fragili. come voci di bambini.
preziose pietre come d’ingenuità infantile. di fiori. come
sillabati dalla pioggia. dalle nostre finestre chiuse.
ornate da ingiurie scolpite fra le gambe. ornate da
dispensamenti di sangue, di pugni lanciati in faccia al
segno. di una notte clandestina. di una notte. una notte
amara per la poesia. curva sulle sterili rugiade del
mattino. curva. ancor di più sui ripiegamenti inconsci
della sua infanzia atrofizzata incartata fra le violenze.
hanno assassinato la poesia. di notte. fra lo sterco delle
loro parole. e mai più sarebbe scesa nell’intimità
immacolata di una notte d’amore. di fiori. come sillabati
dalla pioggia. fra le sterili rugiade del mattino.

* foto concessa dall’autore Francesco Aprile 


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