La notte di San Silvestro

Il bisbiglio del silenzio non erano riusciti a fermarlo.

Irrompeva appena poteva finanche in pieno giorno e da sotto i tappeti delle stanze di rappresentanza. Era un silenzio amico, di pace, uno di quelli che non si abbandonano mai di propria volontà. La legna combusta sembrava essergli congeniale in quei vicoli che si srotolavano tra via Lavinaio e il quartiere Piaggio senza soluzione di continuità.

Nel Palazzo De Saijs le maioliche brillavano sotto le luci soffuse che i contadini mai avrebbero viste. In quel salone poche e rare erano state le feste e nessuna si era ricordata tanto come la notte di San Silvestro.

I pastori e i bovari ne avevano sentito l’eco per mesi, quasi per due generazioni.

Mai dal Palazzo austero erano stati così generosi, mai tanti ducati erano piovuti nelle case e con i modi più diversi.

La signora non si mostrava volentieri da quando la figlia le era morta per una polmonite. Quando s’era ammalato il piccolo Nicola aveva chiesto una Grazia alla Vergine Odighitria, a Colei che indica il cammino, importata in quel lembo di Cilento dai monaci di rito greco.
Un voto era stato formulato e,poi, sciolto. Ne avevano beneficiato i figli di  Ceppa, due dei quali resi invalidi dalla poliomelite, i quattro nipoti del casaro e sua nuora che aspettava un bambino.

Davanti all’ icona in oro brunito della Madonna nera avevano impetrato grazie tutti le donne della famiglia De Sajis. L’immagine era apparsa come d’incanto da un baule, retaggio di chissà quale avventura in Oriente.

” Lascia che viva, Madre santissima, lasciami almeno lui, abbi pietà..”- aveva sussurrato la signora notte dopo notte per settimane , avvolta disperatemente nel suo scialle pervinca. Era impotente: suo figlio rantolava in preda agli spasmi di un male che lasciava interdetti i medici.

Poi, al sorgere del giorno di San Silvestro, le brume della morte si erano allontanate.

” Mamma dove sei..ho sognato un vecchio con uno strano cappello”. Le parole del piccolo ammalato non le avrebbe più dimenticate. E , da adulto, nemmeno Nicola le avrebbe scordate. Nemmeno quando lasciò quel paese protetto da San Silvestro e da tanti ricordi personali divisi equamente tra l’Ortaglia, l’uliveto più cospicuo della nonna e le vigne.

Qualcuno lo proteggeva? Chissà…

Tre volte la signora in nero lo aveva ghermito lungo i suoi 54 anni e l’aveva sempre vinta lui.

( la foto è di mia proprietà)

8 thoughts on “La notte di San Silvestro

  1. Grazie Marzia per questa magica e “speranzosa” storia. Rinnovo il mio apprezzamento per l’eleganza, la cura e la dovizia “storico culturale” che caratterizza i tuoi testi. Non c’è auspicio migliore per questo nuovo anno.

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  2. Caro Josè, chi mi conosce sa quanti riferimenti autobiografici ho utilizzato, e conosce la mia passione per le radici, per l’intreccio di storie quotidiane con la Storia dei manuali.
    Ringrazio te per questa opportunità che mi è parso saggezza cogliere, mentre altri inviti li ho declinati.
    Mi piace lo scambio e non l’autoreferenzialità, il minimalismo invece dell’esibizione narcisistica.
    Mi piace lo stile “slow” che da almeno dieci anni appartiene alla mia quotidianità.
    Cresciamo con il “noi” e non con “ego” e basta.
    Tutto questo lo rinvengo qua in questo accogliente spazio.
    Buonanotte 😀

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    • Sei gentile Silvia. Ti son grata per il tuo generoso giudizio.
      Il nostro Josè sa quanto il suo invito sia arrivato in un momento per me tragico e quanto, averlo raccolto, per me rappresenti il desiderio di riprendere la scrittura.
      Aver rispetto della parola e della propria lingua può comportare incomprensione ed esilio. Sopratutto quanto imperversa la superficialità e un “modus” raffazzonato di esprimersi.
      Grazie e auguri per l’Epifania, Silvia!
      😀

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  3. Pingback: L’orto e il blog di Davide « Alchimie

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