Conservazioni

Macchie

Noi si era tutte a chiacchierare amabilmente.

La signorina Poma era in un momento di sfrenato soliloquio.

Non sarei mai dovuta andare a comprare quella stoffa, mai! Non lo avrei incontrato, quell’ingrato, ecco! Tutto sarebbe andato diversamente! Tutto!

Così partivano solitamente le nostre disquisizioni sulle evenienze del Fato e della vita in genere, dalle solite lagnanze della signorina Poma.

Era, all’epoca, la Poma, quella che avremmo oggi chiamato leader d’opinione, utilizzando una di quelle parole inglesi entrate nel linguaggio comune. Ed era questa, l’uso di parole inglesi in discorsi in lingua italiana, un’altra delle nostre fonti di lamentela dell’epoca.

Erano solo piccoli scossoni verbali in un’esistenza altrimenti del tutto tranquilla.

Ogni mattina ci ritrovavamo, al solito orario, in quel nostro luogo fresco e asciutto, a chiacchierare del più e del meno, spesso sospinte dagli incipit lagnosi della Poma.

Una vita sprecata, vi dico, sprecata! Casa e famiglia, famiglia e casa! Dovessi rinascere, farei la mantenuta di qualche signore ricco e abbiente!

Ma così – interveniva la signora Dorè – sarebbe né più né meno una meretrice, signorina, e mi creda non c’è alcun intento offensivo nella mia osservazione!

Non mi offende per niente, signora Dorè, ma le chiedo: non siamo tutte forse meretrici? Non siamo tutte al servizio di qualche uomo? Almeno – e qui tutte noi dovemmo annuire – non sarei costretta a lavargli anche i panni, e non verrei battuta se all’ora di cena non dovesse essere tutto a tavola! Ci sarebbe la servitù, non crede?

Tutte saremmo state pronte a scambiare la presunta virtù con una servitù.

Anche la signora Dorè dovette arrendersi alle osservazioni che, in linea puramente teorica, potevano essere in fondo condivise, se non nella forma espressa dalla signorina Poma, almeno nella sostanza dello spirito alla base del ragionamento.

Noi si era tutte a chiacchierare amabilmente, anche quel pomeriggio. Quel chiacchiericcio vacuo e consolatorio che soltanto noi donne di una certa età siamo capaci a sorreggere per ore.

Il botto ci colse di sorpresa. BAM!

A me scappò quasi la tazzina dalle mani, e macchiai il pavimento con un goccio di caffè.

Restammo silenziose per un attimo, gli occhi sgranati, il fiato trattenuto.

Non avevamo il coraggio di voltarci.

Cominciammo a sussurrare.

E’ stato uno sparo!

E chi ha sparato?

Boh

Dovremmo chiamare la polizia?

Ma stia zitta! Quale polizia, non sappiamo nemmeno cosa è successo!

Allora andiamo a controllare!

Giriamoci almeno!

No no, io non ho il coraggio!

Fu, come sempre, la signorina Poma a rompere gli indugi.

Mi giro io

Voltò su se stessa, e restò a fissare il cestello nel lato opposto della stanza. Pian piano tutte noi seguimmo il suo esempio, e dopo quello il suo sguardo, che appuntammo tutte, assieme a lei, nel medesimo punto.

Sul muro si stendeva una vasta chiazza rossa, come se fosse saltata dal basso verso l’alto.

Un omicidio!”, esclamò la signora Dorè.

Nessuna di noi ebbe il coraggio di dire niente.

Tutti conosciamo quei momenti in cui non si muoverebbe più niente per chissà quanto tempo, nemmeno una foglia, se non intervenisse un disturbo esterno a rimettere in moto quella frenata porzione di mondo.

Il disturbo esterno al nostro stupore fu quindi la voce della padrona di casa, che potemmo definire come tale in quanto era a noi già ben nota da tempo.

Sì amore, arrivo! No no, non preoccuparti – e intanto apriva la porta del nostro appartamento – non è nulla…

E poi continuò, stavolta parlando tra sé e sé.

Ecco qui, lo immaginavo, è esplosa una bottiglia di salsa… la terza! Pazienza, dai!”.

Restammo stupite dalla calma di quella bella donna nell’affrontare tutti i piccoli disastri quotidiani della vita casalinga. Una Weltanschauung che cozzava nettamente con l’atteggiamento della signorina Poma.

E intanto la padrona di casa aveva terminato di ripulire il muro con una pezza umida, e di raccogliere i pezzi di vetro confusi nel cestello, e s’era girata verso di noi, pensosa per un attimo, e aveva già detto – ancora una volta tra sé, sorridente – “Già che ci siamo, oggi pasta col pomodoro…”, e mentre ci ridestavamo dal nostro stupore iniziale causato dal “BAM!” che era sembrato uno sparo, la padrona di casa aveva afferrato la signora Dorè e già cominciava a stapparne il coperchio mentre quella, che già s’era trovata a dover calare la testa alle ragioni della signorina Poma, ora la testa la perdeva per condire i piatti di pasta della famiglia che ci dava vita, rifugio e, a suo piacimento e nutrimento, persino la morte, ma a cui noi mai pensammo di dare l’appellativo di “dio”.

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One thought on “Conservazioni

  1. Veramente complimenti! Bellissimo racconto, divertente quanto fantasioso, e, soprattutto, che si svela solo alla fine, proprio come piace a me!
    Se hai voglia di leggere qualche mio racconto, vienimi a trovare sul mio blog, mi farebbe molto piacere!

    Giacomo
    ultimafila22.wordpress.com

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