Riva Sud riva Nord – Il Mediterraneo ri-chiama il Mezzogiorno posted by Gianluca Palma

Balconata - Corigliano Calabro / photo by Federica Ricchiuto

[EN] The purpose of this article is to investigate the relationship between Southern Italy and the Mediterranean region. What will be the role of Southern identity? What kind of development would have to take the South of Italy?

Non c’è alcuna profezia o teoria economica che spieghi in maniera chiara ed esaustiva perché tanti Paesi così diversi del Nord Africa siano stati infiammati, in questi ultimi mesi, da impetuose rivolte di piazza contro decennali regimi.

È di questi giorni anche il malcontento degli Indignatos spagnoli che protestano contro lo stato di precarietà che attanaglia le vite di molti giovani iberici … e non solo.

Nell’imminenza di questa estate, più che mai Mediterranea, provo a riflettere sul possibile ruolo che l’identità meridionale giocherà nel prossimo futuro di queste speculari sponde.

Facciamo un passo indietro: cosa si intende per identità meridionale?

L’identità si qualifica in una forte consapevolezza di tutti quei fattori (esogeni ed endogeni, materiali ed immateriali) che ci vengono consegnati dalla geografia e dalla storia, dal contesto naturale e dall’accumulo delle esperienze culturali, e che indicano non l’esistenza di un’unica e compatta “civiltà meridionale”, ma piuttosto di un complesso di esperienze maturate nei diversi luoghi del tempo, e sedimentatesi in altrettante occasioni della memoria. L’esperienza storica, invece, ci insegna che spesso si commette l’errore di arroccarsi in una mera esaltazione identitaria, o peggio ancora, si impone “la propria cultura” come egemone, dimenticandosi di volgere lo sguardo altrove, fuori dai nostri confini e dai nostri stereotipi.

Compito di tutti, per meglio dire esigenza etica comune, è quella di non piegarsi ad una logica di “pensiero unico”, ma impegnarsi invece nella costruzione di un’identità aperta al mondo, e nel caso meridionale protesa al Mediterraneo.

È da questo insieme plurale, eppure fortemente unificato da una comune dimensione culturale e simbolica, che nasce l’idea viva di un’identità meridionale. Un’idea mobile, non aggrappata alla contemplazione di sé (e della propria presunta superiorità, magari nell’arrangiarsi, nell’essere furbi, nel trasgredire, ecc.) né protesa alla rincorsa di un’imitazione a tutti i costi di modelli esterni, e alla ricerca di un appannamento delle proprie caratteristiche costitutive (Franco Cassano docet !).

L’identità aperta e positiva di cui il Mezzogiorno oggi può giovarsi è quella che riordina le esperienze del proprio passato, da quelle più lontane a quelle più recenti, ricostruendole attorno a un insieme di luoghi fisici e simbolici. Un’identità plurale quindi: non omogenea, monolitica, “meridionale”; piuttosto articolata, riconoscibile, ma non univoca, fatta di condivisioni e differenze.

Ecco un pensiero dalle forti radici “locali”, ma non “localistico”: un pensiero che non si vergogna delle proprie origini, che tiene ben piantati i piedi nella sua terra, ma non rinuncia a rivolgere lo sguardo al di là di sé, curioso del mondo. Un po’ come sosteneva Corrado Alvaro in Gente in Aspromonte, quando scrisse: “È una civiltà che scompare, e su di essa non c’è da piangere, ma bisogna trarre, chi ci è nato, il maggior numero di memorie”.

L’identità aperta diventa così un potente fattore di civicness (senso civico), in quanto orienta e stabilizza le direzioni di un governo del territorio. Essa sostiene la creazione di nuovi strumenti di valutazione delle politiche. Rafforza, in una sola espressione, il capitale sociale necessario per lo sviluppo. Sviluppo inteso non come mera crescita economica, mercato selvaggio, omologazione e massimizzazione dei profitti, quanto piuttosto come attuazione di “sviluppi territoriali integrati” che rispettino gli equilibri dinamici dei singoli territori e le peculiarità delle rispettive comunità. Nel caso del Mezzogiorno questo tipo di sviluppo passa attraverso una valorizzazione sistemica delle risorse locali e una fattiva collaborazione ed integrazione con i popoli del Mediterraneo. Tutto il meridione d’Italia è chiamato ad essere in prima linea nel riaffermare l’importanza mondiale del Mediterraneo e immaginarsi come la porta d’Europa.

Si può restare Sud scoprendosi anche Nord e Ovest di altri. Mantenere i fondamentali legami con l’Unione Europea moltiplicando anche quelli balcanici. Certo è difficilissimo. Perché difficile è usare risorse differenziate in modo interconnesso, è arduo iniziare laddove non c’è esperienza passata; le fasi più dure dei processi di sviluppo sono quelle iniziali: far nascere imprese dove sono poche, suscitare fiducia, incrociare risorse, integrare competenze, realizzare politiche coerenti. Ogni facile ottimismo va bandito: serve un impegno solidale di tutta la popolazione, non solo meridionale. È doveroso per tutti noi avere chiaro che i problemi sociali ed economici che investono le regioni meridionali non riguardano solo una parte della nostra penisola bensì tutta la nazione e l’Europa intera.

Confine - Santa Cesarea Terme by Federica Ricchiuto

Confine - Santa Cesarea Terme / photo by Federica Ricchiuto

Concludendo, per intraprendere un corretta crescita economica, sociale e politica del Meridione d’Italia è auspicabile che si impari a sfruttare questo universo composito che il Mezzogiorno rappresenta. Bene sarebbe se si provasse a sviluppare pratiche di solidarietà intragenerazionale e intergenerazionale, che sostengano e preservino questo territorio per le future generazioni; un territorio, come suggeriva Alberto Magnaghi, che venga eletto ad opera d’arte da preservare e mai più un asino da soma da sfruttare.


* foto di Federica Ricchiuto

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13 thoughts on “Riva Sud riva Nord – Il Mediterraneo ri-chiama il Mezzogiorno posted by Gianluca Palma

  1. Idee giustissime. Ci si chiude troppo spesso nel proprio io. Lo sbocco naturale del Mezzogiorno è sicuramente il Mediterraneo, sia come base logistica, per la vicinanza geografica, sia per rivestire un ruolo da protagonista, nella dinamica di rapporti con un partner culturale ed economico troppo spesso snobbato e ritenuto debole!

    Giacomo
    ultimafila22.wordpress.com

  2. Proprio Alberto Magnaghi, che conosco personalmente dall’ormai lontano 1973, prima delle sue disavventure giudiziarie, letto il mior romanzo “Nessuna terra al mondo” mi ha detto: “Pensavo di leggere una storia di Langa invece ho trovato la pura tradizione della tragedia greca. Complimenti!”
    Raffaello Bovo

  3. credo che per quanto conosco il mezzogiorno, l’essere parte del mediterraneo sia una condizione necessaria. Ma solo in parte sufficiente. Le risorse fondamentali il sud le possiede tutte: intelligenza, forza lavoro, infrastrutture naturali (con porti grandi e di possibile sviluppo), Solo che deve girare la testa verso il mare, come a suo tempo fece la Catalogna e Barcellona, ed individuare le priorità di collegamento con l’europa. Quindi non il primo dei poveri, ma l’interfaccia che permette al sud e al nord del mediterraneo di diventare sistema economico in competizione globale. La difficoltà maggiore, a mio parere, è che esistono più culture nel sud, e che non c’è una idea di crescita condivisa, anzi che quello che ha fatto crescere il nord con la competitività dei territori giochi a sud come fattore di decrescita.

    • Ci sono studiosi ( vedi Cassano 2009, De Rubertis 2010 et al. , ) che si interrogano sugli effettivi benefici che ha portato la programmazione strategica 2007-2013 nelle regioni meridionali.
      Adriano Giannola ha scritto recentemente un saggio in cui ripercorreva i 150 anni dell’Unità d’Itala e ha evidenziato come il Nord abbia “attinto” risorse dal Sud Italia…

  4. Sono siciliana e quest’articolo mi è molto piaciuto. Siamo nati con il senso dell’accoglienza, vivo a Palermo e qui ci sono tanti immigrati, di etnie diverse e tutte convivono con noi e facciamo
    di tutto per aiutarli, ci sono diversi centri come quello di Santa Chiara che organizza di tutto per aiutare gli immigrati. Ci sono immigrati che si sono integrati benissimo creando piccole aziende anche agricole dove lavorano anche siciliani. Noi siciliani abbiamo trovato la chiave giusta è il Nord tanto ricco e “intelligente” che non ha ancora capito niente. Ma non dispero
    prima o poi arriverà qualcuno che sappia governare e capire che la ricchezza è sempre arrivata e sempre arriverà dal mare Mediterraneo.

  5. Analisi lucida e confortante. L’impegno tra le varie generazioni è indispensabile in quanto memoria di vita. Lo dice chi, negli anni 60, come fiorentino che lavorava a Milano, la prima cosa che mi fu chiesta: “…sei un terun?”. E’ passato mezzo secolo e i figli dei meridionali che risiedono al Nord, sono ancora a promuovere distinguo.
    Saluti
    Gianni

  6. Analisi complessa…
    Si ha bisogno di apertura mentale dei governanti, apertura reale e non proclamata…
    Nelle diversità i popoli possono incontrarsi e collaborare per un futuro comune migliore, soprattutto per chi in quel momento è in difficoltà… la ruota gira ed oggi siamo noi a star bene. Il territorio, nelle sue molteplici forme, è una risorsa generosa che dà e quando non viene rispettata chiede… Il caso “Fukushima” dimostra una volta in più che per rispetto del territorio di deve intendere anche che non si devono installare bombe nucleari (volevo usarlo in senso figurato ma questa volta è in senso quasi letterale… purtroppo) in territori altamente sismici. Non si può pensare che la natura un bel giorno smetta di “starnutire” con più o meno forza. Si sapeva e si sa già che sucederà ancora. “Noi” oggi, non abbiamo ancora fatto tesoro degli insegnamenti del tempo e del territorio, continuiamo a deturparlo (incendi dolosi o colposi) ed a depredarlo si pensi alle cave e miniere dismesse abbandonate che generano frane o a rilascire i veleni che in esse sono stati “abbandonati”. Ci vuole coscienza civica e persono che educhino le nuove generazionei a capire che chi li ha preceduti ha tirato troppo la corda… Sarà un buon modo di fare un passo verso il futuro.
    Complimenti!

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