Ho letto

La morte indolore.

E non intendo la morte che ti porta via senza arrecarti dolore. Ho sofferto, credo di aver sofferto abbastanza in questa mia permanenza sulla terra, e non lo temo. Non parlo del dolore fisico. Quello arriva e se ne va. Mi riferisco al dolore della mente che atterra, si solidifica e non ti abbandona mai. Crea metastasi ramificate che non lasciano scampo.

Per morte indolore intendo quella che non fa soffrire e non dà fastidio a chi ti ha voluto bene, o per lo meno ti è stato vicino. A chiunque tu non vorresti fare del male.

Se mai avessi trovato questa magica formula non sarei più qui a gettare parole che nessuno leggerà. Il fatto è che a questo punto io mi sento come un cadavere in attesa di degna sepoltura. Polveri che desiderano essere disperse nel vento. Non trovo altra collocazione.

E in particolare. A LUI. Non vorrei mai che sentisse alcun peso. Che pensasse forse avrei potuto fare qualcosa di più.

Niente è fattibile. Cosa è la vita? Una breve parentesi fra la nascita e la morte. Per questo non temo la morte.

Ho letto. Ho pensato. Ho riflettuto.

Riporto un breve pezzo di una canzone di Amy Winehouse, che recentemente ci ha lasciati:

ho tradito me stessa
come sapevo avrei fatto
ti ho detto che avevo dei problemi
sai che non sono brava

e anche la sua canzone, una delle mie preferite.

Si può morire in tanti modi.

A volte anche restando vivi.

E questo è il modo peggiore,

3 thoughts on “Ho letto

  1. E’ un’analisi tremenda del male di vivere che interessa molte persone purtroppo……morire restando vivi è tragico…….auguro un risveglio e uno spiraglio che faccia vedere ciò che di bello questa vita può dare.

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  2. Cara Maria, il tuo desiderio è lecito: tu non chiedi una morte indolore per te stessa, ma per chi ti stà accanto , per chi ti ha voluto bene e ancora te ne vuole, ma per quanto lecito e nobile possa essere questo tuo desiderio, credo sia impossibile che possa realizzarsi, per il semplice fatto che ci sono dei rapporti, dei legami talmente forti, e gli stessi vivono della nostra corporeità, oltre che della nostra essenza,che nel momento in cui avviene il distacco, il dolore è inevitabile e direi anche giusto, proprio per dare valore , poi, a quella mancanza, a quel vuoto che lasciamo dopo di noi. Considero, anche, che ci sono diversi modi di morire e il peggiore, credo sia quello di morire a se stessi, obbligando chi ci ama alla presenza del nostro corpo, ma alla dolorosa assenza della nostra mente. Ecco, mentre alla morte fisica ci si rassegna, ci se ne fà una ragione, alla morte pisichica e mentale no e chi ci stà accanto vive nella più totale impotenza. Mi auguro che questo stato non ti appartenga, che tu non ti senta davvero “un cadavere in attesa di degna sepoltura”..non sò cosa ti abbia portato a queste riflessioni: credo una lettura, giacchè tu stessa, in fondo alla pagina lo scrivi. Sono certa però chee tu sia più viva di quanto immagini e lo dimostra il fatto che scrivi, a riprova del fatto che dentro di te c’è fermento e inquietudine:due elementi indispensabili per mantenersi vivi e continuare a sperare. Ciao, buona serata!

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