Pasta e patate posted by Sandro Amici

“Che tu sia maledetto! Maledetto!”
ANGHINGO’! ANGHINGO’ cantavano i bambini dietro la porta di legno. Il silenzio è sempre rotto nelle case misere e si sente tutto: si sente il riso, ma soprattutto il pianto ed il dolore. Nelle case misere il dolore è la prima cosa che si sente.

“Che tu sia maledetto! Maledetto!”
Mia madre aveva solo quelle parole in gola. Ma poi anche quelle venivano meno e le si strozzavano in gola. Gocce di pioggia e di pianto; senza importanza le une e le altre. Solo lacrime di una donna tra tante. E pioggia come tante piogge.
Io non sentivo il bruciore sulla faccia. Era come se avessi mezzo volto addormentato. Vedevo da quell’angolo di cucina solo lo schienale di una sedia e la lunga serie di mattonelle verdi. Come succedeva molte volte.
Avevo imparato a memoria quelle mattonelle. La prima aveva un bordo sbeccato, la seconda era bella liscia e la terza era la più sporca. La mattonella Cenerentola si chiamava. Poi venivano le altre: ma erano troppo distanti per distinguerle bene, nella fioca e giallognola luce della piccola cucina. Poi mia madre, dopo che ebbe asciugato il pianto con il dorso della mano per far vedere che non era pianto, si era alzata e si era accucciata di nuovo, stavolta verso di me, così che potessi sentire l’odore acido del suo piangere.

Mia madre era una sorta di ceramica gettata via. La sua pelle, ricordo, poteva essere la più bella pelle del mondo, ma non lo fu mai. Visse sempre su un bordo. Tutte le cose deliziose vivono su un limite ed è più le volte che se ne cadono giù.
“T’ha fatto male? Dì, t’ha fatto male?” e mi palpava addosso, come si fa con i meloni a giugno, per sentire se avevo qualche osso rotto.
Poi mi aveva tolto dal mio rifugio, si che sentii freddo. Tornai alla luce. I bambini dell’appartamento vicino contavano ANGHINGO’! ANGHINGO’ e poi ridevano tutti assieme.

Mia madre mise dell’acqua a scaldare. Faceva ogni gesto con una furia eccessiva: come se ci fosse della fretta. Era bella anche con i capelli ispidi appiccicati sulla faccia. Era bella pure con le guance nere di trucco colato. Sarebbe stata bella anche senza volto.

“Maledetto!” ripeteva ogni tanto, come ad evitare di dimenticarselo.
“Maledetto pure chi me lo ha messo davanti, quel dannato giorno! Ma adesso, adesso prepariamo qualcosa di caldo!”

Mia madre era una sorta di ceramica gettata via sugli scogli. Ecco: era caduta sugli scogli e da quell’impatto non era più tornata come prima. Solo di tanto in tanto si affacciava in lei come un barlume la bellezza selvaggia e sicura di un tempo. Era un attimo. Poi le tornava negli occhi un colpo di tenda nera: la paura. La rendeva d’ombra e silenziosa e in quei frangenti si muoveva con la lentezza guardinga di una tigre.

Poi mi aveva messo su uno sgabello, aveva intinto una garza nell’acqua.
“Maledetto tu sia… Maledetto!”
Non sentivo dolore. Avevo della gomma sulla guancia. Una gomma calda che mi impediva di muovere la lingua in una certa direzione. Avevo metà bocca disponibile, ma avevo lo stesso fame.
“Almeno ha portato il pane! Qualcosa di buono il bastardo l’ha fatta! Tra tanti danni qualcosa di decente lo ha fatto! Mamma te lo fa con il pomodoro l’olio e il sale. E pasta e patate!”
Dicendo pasta e patate aveva avuto un sussulto da ballerina. Era stata ballerina prima di cadere sugli scogli. La sua figura si era frantumata in mille pezzi. Sarebbe stata bella anche senza volto.
Dalle case accanto veniva un rumore di sedie spostate. Dal porto saliva il mare, entrava dalla finestra e finiva nella pentola. Tutto da noi sapeva di mare. Anche le lacrime avevano il sale forte e accidioso del mare.

E mia madre sarebbe stata bella anche senza volto, mentre passava il dorso della mano sulle lacrime per far pensare che non fossero lacrime.

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10 thoughts on “Pasta e patate posted by Sandro Amici

  1. se scrivi roba simile mi inchino , credo che il tuo preferito sia Hemingway, ci vedo una certa influenza , ma pure qualcosa di Pavese ci sta ; complimenti Sandro

  2. Roberto non ci crederai. Non ho mai letto Hermingway (è una mia grossa pecca, ma non mi piace la letteratura americana in generale). Spero di non averti deluso. Un caro saluto.

    Sandro

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