Vita in città

Città come cimiteri vuoti, senza lapidi,

identità perdute di giovani senza futuro.

Fiori di plastica stretti ai pali della

segnaletica stradale, vasi abbracciati

ai semafori accesi come lumini,

sollecitano un rosario di preghiere

in ricordo delle pozze di sangue,

delle gore che macchiarono l’asfalto,

della segatura, dei lenzuoli e del cielo

sopra membra confuse e scomposte,

con l’intermittenza dei lampeggianti

blu e le sirene della Misericordia.

“Requiescat in pacem”

in questa fossa comune di città,

coronata da stupri e violenze

officiate da pettorute vigilesse

in divisa, stivali e fischietto,

con l’applauso della folla all’uscita

della Messa. Più nessuna paura

dello spettacolo dei morti, niente

commosso silenzio o sospirato

raccoglimento: mancano solo

le hola ed i cori blasfemi da stadio.

Il destino distratto attende all’incrocio

pericoloso – col falcetto – il prossimo

articolo di cronaca,  con l’intervista

scema agli amici affranti ed ai

Parenti in lacrimose gramaglie.

Gianni Calamassi

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11 thoughts on “Vita in città

  1. Forse. L’esasperazione degli “accadimenti” non ti sembra che rientri nel quadro delle nostre fantasie quotidiane? La sferzata talvolta è obbligatoria per inquadrare correttamente la vita che proviamo a vivere.
    Grazie dell’attenzione.
    Gianni

  2. Realtà quotidiana che non è teatro ma palcoscenico di morte, dove le vittime non sono i protagonisti.
    Protagonista è colui che in nome di esse si mette in evidenza.

    Gianni, complimenti per la cruda ma bella poesia.

    Fabrizio Finetti

    • Ciao Fabrizio, ne abbiamo parlato di questo brano e sai che condivido le tue conclusioni che sono anche le mie. Forse, come dice semprevento, “disarmante visione” ma è solo il rigetto del protagonismo gratuito.
      A presto
      Gianni

  3. Io vivo in montagna ed in effetti ho sempre pensato alle città (o almeno alle periferie) come luoghi grigi, tristi dove si annida il sudiciume periferie piene di “lampeggianti blu e sirene della Madonna” appunto.
    Città come alveari, dove ogni ape operaia ha il suo nido di cemento.
    Spero di non doverci mai andare a vivere!

  4. Ciao HJ, io ho sempre vissuto in città e forse oggi non sarei capace di vivere altrimenti, mi manca la natura della montagna, il verde delle valli e il ruscellare allegro dei torrenti, ma mancherebbero ai miei sensi anche i musei, le vie d’estate con i palazzi che mi guardano e mi salutano. Sarà che Firenze, in certi momenti, è un sogno da vivere, quando nelle strade strette la gente scendeva in strada a lavorare e parlare. La città che descrivo è quella che detesto.
    Buona vita!
    Gianni

  5. “Il destino distratto attende all’incrocio
    pericoloso – col falcetto – il prossimo
    articolo di cronaca, con l’intervista
    scema agli amici affranti ed ai
    Parenti in lacrimose gramaglie.”
    Qui in paese abbiamo vissuto da pochissimo questa assurda situazione. 3 giovani ventenni spazzati via dopo una notte d’allegria e il giorno dopo i giornalisti che chiedono: “come si sente?”. Fanno il loro lavoro, certo, ma certe volte bisognerebbe far parlare il silenzio.

  6. E viviamo dentro città corrotte, dove il suono di una sirena nemmeno ci spaventa: presuntuoso sentire che quel dolore sia di altri. E ci siamo lasciati corrompere dall’abitudine che toglie commozione e spavento e forse, di fronte allo spettacolo della morte, proviamo solo il fastidio di sentirci pure noi immortali.
    ma un attimo dopo ci sentiamo onnipotenti.
    Ancora una volta hai toccato le corde del cuore e mi hai ricondotto a quel doloroso sentire che diventa monito a comprendere in me l’altrui dolore.
    Un abbraccio vero, Gianni 🙂

    • Ciao Anna, quando l’età sopraggiunge inattesa e il senso della morte deve essere trovato, verificare che la vita con il suo omologo, la morte, viene bandita dalle conversazioni, dalle immagini, dai pensieri, allora ti accorgi che l’essere giovane si identifica con il “credere” di essere immortali. E talvolta questo pensiero non ti abbandona mai. Se hai vissuto la vita, allora, anche la morte, verrà accolta come la vita. Io lo credo.
      Buona vita, sempre!

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