San Martino: palindromo autunno

Il filare dei platani alza il grigio dei tronchi verso un trionfo giallo e bruno. Le strade dei contadini e dei signori erano piacevoli all’occhio, toglievano il peso dell’andare, almeno per poco. Oggi era il giorno in cui i fittavoli caricavano famiglia e poche cose nei carri ed andavano verso un nuovo podere. La sofferenza si consumava, prima e dopo, nel limite della fame e della fatica prima, nel confronto asproe ineguale, che annullava casa, luogo, poi.
La mezzadria, i patti agrari, il bracciantato sono termini che nessun giovane conosce, quelli della mia età li hanno rimossi. In cinquant’anni  un paese agricolo si è trasformato in industriale, poi in generatore di servizi e marchi di moda, adesso non si capisce bene verso cosa vada. Stamattina ero in mezzo alla campagna, all’inaugurazione di un impianto fotovoltaico a terra da 2.7 MW, cinque ettari di pannelli, un tempo ci vivevano due famiglie a grano, vino, orto, pollaio. Non mi piacciono gli impianti a terra, sono solo soldi senz’anima e per giunta, faceva freddo, c’era il vento giusto per il primo raffreddore di stagione. Una classe di ragazzi di un istituto tecnico, fanno folla interessati ad un lavoro futuro, forse meno alla precarietà dei contratti che lo sostengono. Il prete ha parlato a lungo, l’amministratore della società tedesca ha tagliato il nastro, io pensavo a Olmi e all’albero degli zoccoli. Mi parevano fuori posto quei ragazzi, con i vestiti degli studenti di campagna, fatti di strati di felpe da mercatino e calzoni sformati di jeans, con la professoressa giovane, piena di freddo, vestita per altra occasione, non per quel posto in mezzo ai campi, (calza giusta, vestito di lana a pelle e giubbino da bar del pomeriggio), con l’insegnante maschio, incapottato e desideroso di tornare nel caldo di una stanza. Ne aveva viste, e provate, abbastanza, lui, per essere scettico su quanto delle promesse solenni della politica sarà mantenuto, ma soprattutto sapeva che non dipenderà da lui quello che quei ragazzi davvero potranno fare nella vita. Sono i nipoti dei fittavoli, a loro non è rimasta memoria dei san Martino di allora. E’ rimasta solo una data, che qui si festeggia e oggi quanto mai palindroma. Anzi i proprietari dell’impianto hanno scelto le 11, per l’inaugurazione, ora ancor più evocatrice di influssi astrali. Chissà funzioni davvero per questi ragazzi la baggianata delle coincidenze, che nasce da sistemi di misura inventati da ometti che neppure sanno ordinare bene il mondo in cui vivono. Intorno c’è la campagna della bassa, così bella d’autunno che, insensibile, dice : io c’ero prima e ci sarò anche poi. Ed io mi faccio travolgere dal pensiero di ciò che è stato, così immobile di stagioni e fertile di mani, che il pensiero trasversale di un sistema di numerazione basato sull’11, mi fa sorridere della capacità che abbiamo di entrare ed uscire dal reale. Come fossi davanti al mare di foglie giallo brune di vite e di platano, pensando che qui, in questo luogo, può nascere qualsiasi pensiero, qualsiasi idea che poi righerà il mondo.

P.S. L’11 novembre è stato anche l’anniversario del mio trasloco in questa casa, con il riscaldamento che funziona a mezzo e con l’idraulico e l’elettricista che parlavano di schede digitali e di relais, ed io, tranquillamente, ho pensato che tutta questa tecnologia del benessere e del risparmio è più caduca di noi e del nostro bisogno. Ridiamoci sopra, và, che in confronto ad una scheda elettronica, siamo immortali.

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