Il tronco posted by Daniela Baldini

Circa 15 anni fa, nel mio quartiere c’era molto più verde di adesso. Poi hanno cominciato a costruire ed ora non è più possibile percorrere i chilometri di prima in mezzo alla campagna. Di solito partivo dal parco Fucini dove c’era la biblioteca comunale, tante panchine e tutti gli abitanti del quartiere che portavano i bambini a giocare o i cani a passeggio. Continuavo, dopo aver attraversato una strada senza uscita, e iniziava un sentiero costeggiato da pini secolari su entrambi i lati; alla fine del sentiero cominciava la campagna che portava a via della Marcigliana. Purtroppo oggi è stato tutto abbattuto e non resta che cemento selvaggio.
Per circa un anno, ho fatto quasi tutte le sere questa passeggiata con un ragazzo che amavo da morire. Solitamente arrivavamo nei pressi del sentiero, e ci sedevamo su un tronco che faceva apposta per noi, visto che lo raggiungevamo un po’ stanchi.
Ricordo che lui aveva seppellito lì vicino una paperella che aveva regalato a sua figlia (era separato) e ricordo che quel tronco, nodoso, accogliente, era per me meglio di un divano o di una panchina.
Se quel tronco avesse potuto parlare, chissà quante storie avrebbe potuto raccontare. La nostra era una storia clandestina, perché la mia famiglia condannava gli uomini separati: figuriamoci se avessero saputo che io ne frequentavo uno.
Ovviamente quando tornavo a casa, mia madre mi chiedeva perché avevo sempre le scarpe sporche di fango o perché tornavo più tardi del solito, e io secca: “Ho incontrato un’amica e abbiamo fatto una passeggiata al parco”.
Ma ritornando al tronco, sicuramente vi ho sfogato tutte le amarezze della mia situazione di clandestinità, i problemi che avevo al lavoro, e gli ho consegnato tutte le speranze e i sogni sul mio futuro.
Purtroppo un maledetto giorno lo abbiamo trovato bruciato: dei vandali avevano bruciato la nostra “casa”, la nostra meta, il nostro rifugio dagli occhi indiscreti, e con lui ha iniziato a sbriciolarsi anche la nostra relazione.
Sembra strano, ma quel tronco era la metafora della nostra vita. Ci trovavamo entrambi alla mercè di persone che non accettavano la nostra unione e una volta bruciato il tronco sono bruciati con lui i nostri sogni, le nostre aspettative, il
Nostro desiderio di combattere per un mondo migliore, da regalare a sua figlia e ai suoi coetanei.
In quel periodo, per una strana coincidenza, si vedevano dei cartelli pubblicitari di un noto gestore telefonico con due ragazzi seduti a cavallo di un tronco.
Ed io avevo come la sensazione di essere stata seguita. Da qui i primi segnali della malattia che mi ha colpito: un esaurimento nervoso coi fiocchi.
Senza il tronco, sentivo di non avere più le forze per andare avanti.
Oggi sorrido al ricordo di quei giorni, penso che le cose non succedono per caso, forse quell’uomo non era adatto a me e il tronco, bruciando, mi ha voluto avvertire.

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