La Giornata della Memoria posted by Vittorio Zacchino

La Giornata della Memoria  si concentra pressoché esclusivamente sulla  Shoah,  gli orrori del nazismo, le vittime dei campi di sterminio, le foibe triestine, le leggi razziali del 1938. Gli ebrei.
Eppure la memoria non dovrebbe  essere   univoca ed esclusiva.
C’è anche tanto altro da ricordare  che rischia di cadere nel totale oblio.Nelle nostre comunità anche piccole vi sono  grandi depositi di altre memorie con cui confrontarsi. Memorie di uomini,di immagini,di monumenti,di libri,di case che non esistono più, tutto un insieme di situazioni che oggi tendono ad evolvere,spesso,in maniera abnorme e distruttiva, memorie  di uomini e di donne sconosciuti che si trasformano in storia, diari,romanzi, albums, racconti autobiografici. i beni dell’arte e della cultura. Ma per apatia e indifferenza non abbiamo fatto uso giusto della memoria e siamo diventati  sempre più gente senza memoria,  quindi  priva di coscienza, complice di tante speculazioni, artefice dell’oblio.
Memoria non significa solamente ricordare, non dimenticare, non rimuovere, non obliare. Significa rispettare la vita passata, nutrirla, ravvivarla, conoscere quel che è accaduto anche nei nostri microcosmi, la vita dei  nostri antenati, le loro virtù e gli  errori, le loro gesta.
Chi  non ha più pietas e non vuole ricordare, come a me è capitato, potrebbe dirci  di lasciare in pace i morti, nel loro silenzioso eterno  riposo. Di solito i vivi  ,specialmente i benestanti, non vogliono sentirsi ricordare i morti ai quali  debbono il proprio presente benessere.

Liborio Romano, è stato un personaggio controverso e discusso: si va dagli insulti ottocenteschi di camorrista e traditore, ai  neoborbonismi  odierni del tipo  boia delle Due Sicilie. Bersaglio indubbiamente di violenti sentimenti contrapposti. Una memoria la sua, che continua a dividere nonostante la sua azione politica sia stata italianamente unitaria: ancor oggi vi si esercitano   acidamente gettonati moralisti  i quali  insistono, con anacronistica petulanza, intorno alla qualità del metodo adoperato nella drammatica emergenza di cui fu arbitro, indipendentemente dalla  grandezza del bene pubblico che ne derivò.
Come a molti è noto, sono fra  i salentini che si stanno attivando per riscattare dall’oblio l’uomo di Patù di cui mi sento orgoglioso conterraneo. Nel mio recente libro Momenti e figure del Risorgimento Salentino ho  inteso  spezzare  l’indecente vulgata  sabauda  dei soliti noti ( che i nostri avi  onorarono  da subito intitoladogli  vie e piazze dei nostri paesi) con una specie di brindisi  unitario esteso anche a Romano, perché credo che  spetti anche a lui di diritto il titolo di padre della patria. Fu lui, nel bene e nel male, che nel settembre 1860 compì, senza colpo ferire, i destini dell’Unità Nazionale. Non certo per ambizione di un ministero.
E’ opportuno che agli storici si uniscano anche gli avvocati, della cui categoria Romano fu uno dei massimi esponenti, in una congiunta azione di riscatto. Magari proponendo una pubblica sottoscrizione per un busto in suo onore. L’Ordine degli avvocati  cui ho  dedicato il paragrafo Liborio Romano il nostro  padre della patria, col suo  presidente Luigi Rella, sarebbe il più titolato a farla. Non è più tollerabile che una delle maggiori illustrazioni di questa provincia continui ad essere percepito come un volgare opportunista, in una società che dell’opportunismo ha fatto la sua filosofia di vita. Serve perciò che ciascuno di noi  si impegni a far sì che gli si tolgano di dosso 150 anni di DAMNATIO MEMORIAE e gli si restituisca, alla vigilia del compleanno della grande patria,   una reputazione ingiustamente sconciata dall’odio di parte.
Magari

PALINGENESI
Resteremo in pochi.
Raccatteremo le pietre
E ricominceremo.

Saremo nuovi.
Non saremo noi.
Saremo altri, e punto
Per punto riedificheremo
Il guasto che ora imputiamo a voi.

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