Zawiya Imnot610* – Incubo Reale #4 posted by Libero Neri

– Benvenuto in questa umile zawiya del dolore fratello! Entra, ti aspettavamo. I fratelli hanno organizzato un benvenuto: seguimi.
Mi sento importante, un’autorità, anzi l’autorità. Sono ben lieto di vedere i progressi fatti in questa unità di produzione, perciò seguo l’ombra grigia che mi ha accolto tenendo a mente il rigido protocollo: senza fare domande – per ora. Saranno i miei occhi a valutare la zawiya IMNOT610.
Di fronte a me si srotola un lungo corridoio, che pare infinito, illuminato da luci al neon e senza finestre che possano far filtrare un po’ di luce naturale. Bene.– Come potrà verificare a breve, abbiamo ottimizzato la produzione localizzando le celle sequenzialmente, in base alla loro produttività: inizieremo la nostra visita dalle celle comuni, meno produttive – dice il mio Cicerone che mi invita, aprendo una porta, a vedere con i miei occhi i progressi fatti nello sviluppo dell’alchimia del dolore.
– Questa è la cella accoglienza, ora vuota perché tutti gli ospiti sono stati già alloggiati – riprende il mio Cicerone – In questa cella i nostri ospiti vengono sottoposti a un’ispezione rettale, in modo da escludere la possibilità di introduzione nella zawiya di droghe, naturali o di sintesi, che possano alleviare il dolore. Se non ci fosse questo controllo, e permettessimo anche solo l’uso sporadico di droghe, il nostro lavoro sarebbe inutile o quantomeno improduttivo, non pensa anche lei?
Faccio un cenno di assenso con la testa e aggiungo:
– Bene, bene. Proseguiamo.
Fatti pochi passi ci fermiamo davanti una seconda porta, quella della cella comune n°1, mi informa il mio Cicerone. Mi viene spiegato che in questa cella gli ospiti possono raggiungere il numero di 30 unità ma detto questo subito aggiunge soddisfatto che la scorsa estate la zawiya è arrivata ad accogliere 40 ospiti per cella.
– E quanti sono i metri quadri di ogni cella? – chiedo con cipiglio da zelante ispettore.
– Le celle comuni hanno una dimensione standard di 20 metri quadri. Ma mi permetta di sottolineare l’ultima novità: abbiamo concesso, per chi è ospite di una cella comune, l’uso del cellulare; questo perché un recente studio dell’Istituto Centrale ha evidenziato che in questa fase è possibile aumentare la produzione lasciando agli ospiti la possibilità di contattare i propri familiari: e dai colloqui che intercettiamo – a dire la verità li intercettiamo tutti – abbiamo verificato che le menzogne che gli ospiti raccontano ai propri cari sul loro stato, producono un dolore aggiuntivo causato da vergogna e menzogna.
– Bene. Ottimo. Proseguiamo.
Avanziamo lungo il corridoio, passiamo davanti porte chiuse, mentre il mio Cicerone precisa che le celle comuni sono 6 in totale.
– Usiamo queste 6 celle comuni per preparare i nostri ospiti alle celle successive, dove a fronte di diversi trattamenti corrisponderà una maggiore o minore produttività. Questa, ad esempio – e ne indica una davanti alla quale improvvisamente si arresta – è dedicata alle operazioni di cucitura delle bocche. Mentre nelle successive abbiamo, nell’ordine, trattamenti che prevedono l’ingoio di pile elettriche, lamette, piccole e diluite quantità di acido. Ma il nostro fiore all’occhiello è la cella di combustione, dove ultimamente è stato installato un impianto ultramoderno che a regime innesca torce umane ogni 10 minuti.
– Ottimo.
– Termine della catena produttiva è la cella di imbottigliamento: qui tutto il dolore viene imbottigliato in ambiente sterile. Le bottiglie, etichettate e impacchettate in confezioni da 6, vengono spedite ai nostri centri di vendita sparsi sul territorio. In dodici anni di produzione, l’efficienza dei nostri metodi ha prodotto significative quantità di dolore che hanno permesso al Potere di dissetarsi.
– Bene.

(*) Zawiya: “(angolo oppure cella, altri sinonimi sono ribat in arabo, khanqah in persiano e tekke in turco) è il luogo di residenza o di riunione dei sufi. Spesso le zāwiya non servono solo per riti sufi, ma assolvono anche la funzione di madrase, di ospedali o di luoghi d’accoglienza per i viaggiatori di passaggio.” – estratto da Wikipedia, ma in questo caso la Zawiya rappresenta quello che in realtà sono i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e ciò che descrivo nel racconto (ingoio volontario di pile, lamette) accade realmente; tranne la cella di combustione, che non esiste perché non è stata installata dal Potere – eppure sono tanti gli immigrati rinchiusi in questi lager italiani che per protesta si sono dati fuoco. Dedicato a loro, alla loro libertà perduta inseguendo il sogno.

fonte: http://www.democraziakmzero.org/2011/07/29/il-buco-nero-dei-cie/

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...