Montagna Si, Montagna No posted by Daniela Baldini

Montagna si:
-se hai una macchina sicura e se hai con te le catene
-se c’è abbastanza neve per sciare
-se ami il fondo assicurati di andare in una località attrezzata per il fondoMontagna no:
-se ti rivolgi al sito della località per trovare qualcuno che sale con una macchina sicura
-se trovi qualcuno, accertati della sua salute mentale
-assicurati che non dia il passaggio anche ad altre persone
-se ci sono bambini, appena accendono il nintendo, frullarglielo dal finestrino
-non farsi impietosire dai bambini a portar loro gli sci
-non uccidere i bambini quando ti danno le racchettate sulle spalle
-pensa a sciare e subito dopo con una scusa scegli il ritorno in corriera
-il viaggio è più lungo, certo, ma ne va della tua salute mentale

Domenica mi ero organizzata per andare a sciare in una nota località del Lazio. Avevo contattato il sito della suddetta località che mi aveva gentilmente dato il recapito di una signora che andava su. Io ho una vecchia auto che non mi permette di coprire lunghe distanze.
La sera prima questa signora mi confida:
-1) di aver procreato in fecondazione assistita
-2)che con noi ci sarebbe stato il figlio e una sua amica con la figlia
-3) che al ritorno avrebbero fatto una cena nella sua casa in montagna e avremmo fatto tardi
-4)che il figlio aveva lezione di fondo dalle 14 alle 18
-5)che l’appuntamento era all’Eur (lato opposto di Roma rispetto a dove abito io) alle 12
-6)che ha avuto un esaurimento nervoso grave
-7)che ha avuto il coraggio di lasciare il compagno dopo 13 anni di botte e maltrattamenti
-8)che anche il suo cane è dovuto andare dallo psicologo per le botte subite dal suddetto compagno
-9)che tra due settimane avrà la visita degli assistenti sociali che già una volta le hanno tolto il figlio
-10) di aver smesso di fumare con un metodo infallibile
-12)di avere rapporti occasionali con uomini e donne
-13)di lavorare nell’amministrazione di un noto ospedale romano
-14)di essere una ballerina e di aver fatto le Cacao Meravigliao in una nota trasmissione televisiva di un conduttore di cui dice di essere grande amica
-15)di andare a ballare tuttora la domenica sera
-16)di aver vissuto sempre all’estero, in America Latina ecc., ecc. ,
-17)di essersi fatta le canne
-18)di aver ingoiato la varecchina per morire

Nonostante tutto, decido di rischiare. La mattina mi preparo i panini e parto per l’Eur, 30 km di raccordo in macchina.
La signora mi chiede di raggiungerla al supermercato dove sta facendo la spesa.
Conosco Flappy, il suo cane vivo per miracolo.
Salgo su a casa e mi trovo davanti una bolgia, letti disfatti, carte per terra, le ciotole del cane sporche (e io lo noto subito perché ho due gatti)
Una cucina sporca da anni. Poi mi porta in quella che dovrebbe essere la stanza del figlio, una montagna di scatoloni. Noto alla parete delle foto del figlio: è scuretto, carino.
Si, ha un figlio, Joao, di 10 anni con cui parla in brasiliano e questo, se permettete è un segno di grande maleducazione, perché esclude i presenti dalla conversazione. Per inciso, la signora si sorprende che io non abbia fatto ancora congelare i miei ovuli. E se vado in menopausa, e decido di avere un figlio? Per carità, io voglio bene ai bambini e non vorrei mai e poi mai che avessero una madre come me. Insiste. Desisto. Forse, lo farò.
Mentre lei si fa la doccia, ed era da un mese che non se la faceva, preparo i loro panini e do una botta alla cucina, già che ci sto. Butto la mondezza.
La sua macchina è appena decente. Mi fa spostare la mia fino alla fermata Tor di valle.
Incontriamo Joao, e la sua amica Annika con la figlia Alessia.
Annika è di Bari. Alessia è una dolce bambina ma insieme a Joao, si trasformano in diavoli.
A mezzogiorno e mezza comincia il viaggio. Io sto dietro con i bambini, reclutata come baby sitter.
Arriviamo a destinazione, noleggiamo gli sci e la mia amica ci manda a cercare la maestra del figlio. Non la troviamo. Torniamo indietro. Finalmente decide di contattarla al telefonino. Ritorniamo alla pista e finalmente i bambini possono fare la loro lezione. Io metto gli sci e inizio a salire. Le mie due amiche vengono dietro. Arriviamo fino al rifugio e decidiamo di tornare indietro. I bambini hanno fame. Io affermo di voler tornare in corriera. Sono le 17. Facciamo merenda fino alle 18. Alle 18,30 ci fermiamo ad un supermercato “troppo conveniente” per farselo sfuggire. Alle 19 mi lasciano alla stazione della corriera. Arrivo a Roma Tiburtina alle 20,30. Prendo la metro fino all’Eur e poi il trenino fino a Tor di valle. La mia macchina è la sola nel parcheggio. PAURA. Salgo e parto sgommando, altri 30 km di raccordo e sono a casa. Sono le 22.
Sono intirizzita, mi preparo una minestrina, e subito dopo mangiato mi metto a letto, portandomi i gatti per scaldarmi prima.

In conclusione, ho sciato due ore e mezza su un calvario di 12 ore, mi sembra giusto! Poi io fumo e dovevo stare attenta che non mi vedessero.
Insomma, credo che i partigiani, quando stavano in trincea, e combattevano la Resistenza, hanno sofferto di meno.

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