La silenziosa lezione di Eraclito posted by Nicola Fabrizio Fanigliulo

Se potessi scegliere un luogo e un periodo storico in cui vivere, sceglierei senza dubbio la città di Efeso nel VI secolo avanti cristo, non per niente ma sono convinto che in una città come quella mi sentirei proprio a casa.

Strade, piazze, mercati, teatri, un mare stupendo e su tutto questo svettava il maestoso tempio di Artemide una delle sette meraviglie del mondo antico, e un giorno in quel tempio si ritirò un uomo, un filosofo, di nome Eraclito, detto l’oscuro.Ora di tutta quella civiltà restano solo macerie, e del pensiero di Eraclito solo frammenti e qualche aneddoto, ma all’epoca la situazione doveva essere ben diversa: Efeso era una delle più grandi città della costa Ionica, una metropoli che attirava mercanti da tutte le isole dell’Egeo.

La popolazione di Efeso era composta per lo più da ricchi commercianti che, a quanto ci tramanda Temistocle, vivevano una vita lussuosa e di piaceri.

Ora io non so di preciso a quali lussi fossero dediti i greci del VI secolo a.c., ma oso pensare che se la parola edonismo, l’hanno inventata loro un motivo ci sarà, doveva essere gente che sapeva come divertirsi: banchetti, musica, danze, belle eteree (che non sto a spiegarvi cosa fossero), e del vino così forte che andava necessariamente diluito con l’acqua.

Si può usare la parola borghesi per definire gli antichi abitanti di Efeso ?

Difficile dare una risposta, meglio evitare, proviamo ad usare dei sinonimi: benestanti, abbienti, agiati, facoltosi, amanti del quieto vivere, inquadrati, alcuni di questi sinonimi mi affascinano, ma penso che il termine borghesi li racchiuda tutti, anche perché se volessimo provare a definire il pensiero di Eraclito con un criterio moderno, potremmo facilmente concludere che il filosofo di Efeso era fortemente antiborghese.

Niente lussi, niente agiatezze, niente vita politica, niente quieto vivere, e soprattutto Eraclito era una persona difficile da inquadrare, anche perché aveva la strana abitudine di non farsi vedere affatto, questo perché aveva deciso di vivere sui monti cibandosi di erbe e di piante, anche se una volta si concesse il “lusso” di mangiare un po’ di orzo tritato mescolato con acqua, ma andiamo con ordine.

Innanzi tutto per evitare ogni dubbio ci tendo a precisare che Eraclito non era pazzo era: altero, superbo, pessimista, misantropo, e aveva la strana abitudine di parlare per enigmi (cosa che gli procurò il soprannome di Oscuro), ma sicuramente non era pazzo.

Quando i suoi concittadini lo pregarono affinché desse loro delle leggi, lui si rifiutò per la ragione che la città era ormai governata da una cattiva costituzione e ritiratosi nel tempio di Artemide si mise a giocare a dadi con i fanciulli, e agli efesini che gli si facevano attorno disse: «perché vi meravigliate, o malvagi ? non è forse meglio far questo piuttosto che occuparsi della città in mezzo a voi ?»

Eraclito insomma odiava i suoi concittadini, li considerava malvagi e cosa ancor peggiore dormienti, (può sembrare assurdo ma per Eraclito non c’era insulto peggiore)  ma una volta, e solo una volta, quando la sua città fu realmente in pericolo il Filosofo oscuro, che preferiva giocare a dadi piuttosto che occuparsi di politica, fece la sua parte.

L’episodio ci è stato tramandato solo da Temistocle: era il 498 a.c. e la città era stata assediata dall’esercito persiano, e così all’interno delle mura iniziarono a scarseggiare i mezzi di sostentamento, ma gli abitanti di Efeso continuarono la loro vita di piaceri secondo la loro abitudine.

Quando la fame cominciò a gravare fortemente su di loro, i cittadini si radunarono per consigliarsi sul da fare, ma nessuno però aveva il coraggio di proporre che  limitassero i loro lussi.

Temistocle ci mette poco per spiegare la situazione, ma noi proviamo ad immaginare la scena, magari attualizzandola un po’, per rendercela più vicina.

Una città che un tempo era ricca, adesso ha dei problemi economici, c’è  una crisi in atto e quindi è necessario un cambiamento di stile di vita, ma quando lo stato si riunisce tutti sanno quello che c’è da fare, ma nessuno ha il coraggio di proporlo; perchè nessuno vuole attuare, nessuno vuole vivere questo cambiamento per primo.

Ed è su questo tipo di scenario che Eraclito scende in piazza, magari dopo anni e anni di eremitaggio, si fa largo tra la folla, si mette in mezzo a loro e fa attenzione affinché tutti lo guardino, ma non dice niente, si limita solo a prendere dell’orzo tritato, mescolarlo con dell’acqua e poi mangiarlo stando seduto in mezzo a loro.

Questa fu la lezione silenziosa di Eraclito per tutti i presenti.

Ora dato che abbiamo attualizzato la scena proviamo ad attualizzare anche la lezione: potrei provare a spiegarla, ma questo le farebbe perdere il suo attributo più importante: la silenziosità; quello di Eraclito fu una insegnamento fatto di atti e non di parole, e non mi sembra il caso di sminuirne la sua forza

Posso solo sottolineare che anche noi ci troviamo un periodo di crisi, non ci sono i persiani alle porte, ma c’è già chi prevede il peggio.

Sembra tuttavia che nessuno abbia ancora trovato il coraggio per fare quello che fece Eraclito, scendere il piazza e rompere l’incantesimo, svegliare la gente dal quel sonno fantastico di benessere perenne in cui si erano addormentati.

Ecco perché Eraclito considerava gli efesini dormienti perché anche se messi di fronte alla verità si rifiutavano di vederla, e continuavano a dormire, ed ecco perché io ad Efeso mi sarei sentito come a casa.

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