Il sogno della massa

Un sogno, un desiderio.
Non costava nulla, un semplice sforzo d’immaginazione che, per noi studenti di lettere, doveva essere poco più di una formalità.
L’esercizio d’immaginazione, il desiderio era questo: “Cosa desiderate fare nella vita?”
Domanda che lascia liberi di spaziare, di scrivere sogni e passioni da realizzare, l’equivalente di un tema di terza media o della famosa traccia bonus dell’esame di stato per chi non vuole svolgere il saggio breve sullo scrittore contemporaneo o non vuole parlare di attualità o di politica internazionale.Se non che, il pensiero doveva essere espresso in tre righe e dava l’obbligo all’autore di parlarne in inglese ad una miriade di studenti che seguivano la lezione tentando di migliorare un inglese masticato malamente tra tv e canzoni.
Tutti scrisssero: “travel around the world” e fu piuttosto facile incoraggiare gli studenti delle prime file ad esprimersi in inglese standard.
Quella volta ascoltandoli rimasi impressionato, ancora una volta, della forza di massificazione di chi, come me, andava all’università per il famoso pezzo di carta.
Nessuno ci aveva fatto capire quanto si sarebbe rivelato inutile quel pezzo di carta e quanti altri pezzi di carta avremmo avuto bisogno nella nostra vita per dimostrare di potere aspirare ad un lavoro ben retribuito.

Alcuni anni dopo, ho avuto la possibilità di fare l’insegnante d’italiano all’estero.
Insegnavo, per riduzione organico e per il mio basso prezzo di mercato, anche inglese e francese.
Anche qui ho notato la speranza degli studenti di lingua di avere un famoso pezzo di carta per un lavoro o per un miglioramento dela posizione lavorativa ancora possibile altrove.
Non era massificazione, ma autorealizzazione da pagare ad alto prezzo e non fornita gratuitamente da un mercato che investe solo nella formazione.
Gli alunni mi chiedevano: “Voglio imparare a parlare fluentemente inglese o italiano”. Io rispondevo: “Esercitatevi sempre, parlate sempre, sbagliate sempre. Non abbiate paura dei vostri errori perchè imparerete da essi”

Questo successe lo scorso anno quando ero in Turchia e ripensavo
a tutti i mie colleghi che scrissero di voler viaggiare intorno al mondo. Io ero riuscito, seppure per poco, a realizzare quell’obiettivo accompagnato dal famoso pezzo di carta.
Dovunque andavo, sentivo che tanti giovani avevano l’esigenza di viaggiare e di parlare le lingue straniere.

Eppure, si può stare bene anche a casa propria, parlando il proprio dialetto.
Di certo, è un bisogno che non provavano i miei nonni o miei genitori.
In questa società dove puoi avere tutto quello che vuoi a prezzo concorrenziale abbiamo dimenticato a restare a casa, o girare a piedi per strada.
Oggi ho viaggiato e camminato a pochi chilometri da casa.
Ho riscoperto un paesaggio che riempie gli occhi.
Non ho parlato nessuna lingua e non ho preso nessun pezzo di carta ma ho ripreso a scrivere e a non sentirmi massificato per questo.

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