Una fitta al cuore posted by Maria Grazia fucile

La calma mi avvolge, la quiete irreale mi avviluppa, nulla si muove attorno, il tempo si è fermato.

A perdita d’occhio non c’é anima viva, neppure il vento si scomoda a muovere le canne e ad increspare di piccole onde il fiume silenzioso.

Io attendo, ho fermato il battito del mio cuore, coltivo un “non pensiero”, è il momento della resa dei conti, il silenzio non è più intorno ma dentro di me!

La lentezza tanto agognata e mai veramente cercata mi sussurra pace, mi sollecita il pianto.

Ma il pianto liberatorio rivela che l’animo è senza pace, un animo che da tempo non si è fermato a lasciarsi soffrire, ma ancora spera quando ogni speranza è ormai perduta.

La barca è la mia isola, l’acqua stagnante attorno sembra non esalare odore alcuno, per la prima volta nella mia vita sono sola con me stessa, con le mani in mano, senza passato, senza presente, senza futuro.

Mi lascio andare, aspetto che gli eventi scoprano me, che si accorgano di uno sperduto essere interiormente imploso, con nessuna voglia di farsi veramente aiutare.

La staticità è la mia forza, la mia salvezza: poter finalmente riposare, rimandare ogni decisione, evitare di esprimere parole, aspettare un futuro che non c’è!!

4 thoughts on “Una fitta al cuore posted by Maria Grazia fucile

  1. La vita è fatta di tutto e di niente.In ogni caso vale la pena di viverla senza ritorcersi. La speranza è l’illusione permanente come l’0ttimismo. A stento cerchiamo di capire i perché del passato. Il futuro non è prevedibile. È saggio colui che vive attimo per attimo con tutte le cose che accadono senza ragionarci sopra.

  2. Molto bello. Mi sembra che questa resa alla staticità sia in realtà una cosciente e coraggiosa presa di consapevolezza di una solitudine interiore, inevitabile e dolorosa, ma che non cede alla facile scappatoia della depressione ed al vittimismo. Forse il dignitoso coraggio dei perdenti loro malgrado?
    Almeno io così l’ho capita e se ci ho preso mi permetto di suggerire una riflessione su queste parole che Heinrich von Kleist fa dire alla sua “Pentesilea”:
    “Il massimo concesso a forze umane ho fatto, ed ho tentato l’impossibile.
    Posto ho nel gioco tutto quanto è mio, Gettato è il dado, il dado che decide, debbo capirlo, e capir che ho perduto.”

  3. Sono Maria Grazia, l’autrice del brano. Volevo ringraziare tutti per i loro commenti e rispondere a Paola. In effetti ci ha preso. Ed è molto significativa anche la sua citazione. Grazie!
    L’elaborato è scaturito improvviso ammirando un quadro raffigurante una barca ferma in un lago stagnante; questo è quanto è emerso dal mio profondo. A me capita spesso di trovarmi con una penna in mano e di scrivere ciò che mai avrei pensato di provare interiormente e tanto meno di saperlo esprimere.
    A volte scherzando ho detto ad amici e colleghi : “Questo mondo non è per me, voglio scendere”. La presa di coscienza del limite aiuta comunque a sopravvivere e a dare significato anche al nulla! Questo per rassicurare anche pascal: non mi sento né vittima né depressa e forse non mi sono ancora completamente arresa!

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