Paura di perdere posted by Ester Eroli

perdita
Apparentemente era sicura di sé, calma.
Il suo viso era sereno, lo sguardo deciso e
sicuramente sembrava intoccabile. Era
responsabile in tutte le questioni importanti,
collaborare con lei, specie nel lavoro, era una
cosa piacevole. Sapeva sempre dare i consigli
giusti al momento opportuno e molti si
fidavano del suo infallibile intuito.
Era un’amica sincera, un’onesta donna.
Aveva tante qualità, alcune certo nascoste ma
altre ben visibili. Ma tornata a casa, Laura
deponeva la maschera. Tornava ad essere la
bimba spaurita con il batticuore dei giorni
dell’asilo o della scuola.
L’ansia le faceva tremare le mani, l’insicurezza
prendeva il sopravvento, l’indecisione caratterizzava
le sue azioni. La sua vita passata era
stata caratterizzata da sconfitte e perdite.
Aveva perduto per sempre l’innocenza, la
freschezza dell’adolescenza, aveva perduto
molti fidanzati, era stata abbandonata da molte
amiche, aveva perduto occasioni di lavoro, era
stata sconfitta in molte questioni legali, ma
soprattutto la cosa che più le bruciava è che
aveva perduto degli affetti.
Aveva perduto suo padre, morto in giovane
età, il suo gatto, i suoi nonni in un pauroso
incidente d’auto, la sua migliore amica andata a
lavorare a New York, l’affetto dei suoi cugini
andati tutti ad abitare lontano.
Doveva rassegnarsi a perdere?
Allora tutto quel sudore freddo che imperlava
la sua fronte dipendeva solo da un fatto: era
paura di perdere.
Anche sul lavoro i rimproveri, gli errori le
davano sempre quel senso di sconfitta. Anche
sul lavoro perdeva terreno e si sentiva inutile.
Ora era portata all’inazione per paura di per-
dere. Aveva rinunciato per sempre a Claudio,
un giovane corteggiatore, ben intenzionato, per
paura di perderlo, non lo avrebbe sopportato,
sarebbe stato un duro colpo.
Vivere con l’angoscia di perdere qualcosa o
qualcuno. Ma perché nella nostra società
bisogna essere per forza vincenti? Perché
spesso si perdono le cose più care? Come ci si
può salvare? Ma forse l’atteggiamento migliore
era quell’indifferenza che raggelava.
Il volto imperturbabile di Laura era
l’immagine dell’indifferenza. Non poteva
temere di perdere una cosa che le era
totalmente indifferente.
Nell’indifferenza aveva perduto il gusto di
provare dei sentimenti. Ma a che serve provare
dei sentimenti se poi tutto viene perduto?
Forse bisogna rassegnarsi a perdere.

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