Agosto

Bernard Plossu
Bernard Plossu

Le parole volarono via
dalla finestra
aperta
delle tue ciglia impazienti.I tuoi vestiti chiari,
– tra gli sguardi di tutti –
il rumore
della pioggia in farmacia,
la linfa dorata
della luce sparsa sulle tue gambe,
i pois della prima volta
diventarono l’amuleto,
la notte fermata dalle persiane
e la veggenza delle parole mai dette.

Non ci fermammo
al silenzio che ci sbarrò
la strada,
ti presi la mano
e la lasciasti subito.
Questo cuore che impallidì,
digiuno,
questo muscolo imbrattato di sangue.
Ma io mi accorsi
tutto non era mai iniziato.
Non si può conoscere la sete
se non si conosce l’acqua.
E tu lo sussurrasti,
fra le labbra tue dove
morii contento: avevo
trovato il giardino
dei primi due amanti.

Mi persi in un sonno d’ubriaco.
L’amore
non riuscì a lenire
il cuore.
Ma non te ne dissi niente,
imbracciai
tutto il silenzio di questa città.
Rimasi sotto i tuoi occhi
come sotto i balconi nelle tempeste.

Tu, che so
che non fuggiresti mai
negli uragani
nei terremoti
nei maremoti
che con talento m’attiro addosso.

One thought on “Agosto

  1. Il senso di una logica ad causam, di un qualcosa cioè che esiste solo per (de) merito di altro è palese, in ogni verso. Un libro si fa leggere, una mela che si fa mangiare, è l’acqua che genera sete. Mai viceversa. – I latini ne sarebbero stati contenti – Si prepara, si accovaccia nel cunicolo delle lettere, anche quando piove fuori dalla farmacia, sei lì a lavorare sul tuo talento disfattista. Quale, davvero, non lo è.

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