“Malia” by Elena Condemi

Profumi fluorescenti

germogliati nel silenzio

 Carico, il buio gracile

s’arrampica sulla sua corda

e traveste la seta

che denuda se stessa

L’inchiostro è dannato,

è malia

Mi piace lambire

i fianchi della signora Luna

con nastri di libertà

e bianche parole alate

sussurrando

come un folletto tra i pini

Qui

non mi permettono

di riposare.

La corda, mare nero,

strozza il nido.

Per questo,

dondolo fra i rami.

Dalla mia seconda silloge “La luna di ametista”. (From my second anthology “The moon amethyst”)

Il titolo di questa mia seconda silloge è stato immediato. Solo dopo mi sono resa conto dell’armonia fra i suoi elementi.

La luna, specchio dell’interiorità e dell’aspetto femminile dell’Universo, simbolo di ricettività, creatività e mutamento.

L’ametista è la pietra lunare che risveglia in noi l’intuizione superiore.

Il colore viola, non a caso usato nella simbologia sacra,  è legato alle facoltà mentali e spirituali e all’ispirazione artistica.

The title of my second anthology was immediate. Only after I realized harmony among its elementi.

La moon, mirror of the interior and the feminine aspect of the universe, a symbol of receptivity, creativity and change.

Amethyst is the moonstone that awakens in us the higher intuition.

The Color Purple, not surprisingly used in sacred symbolism, is related to the mental and spiritual and artistic inspiration.

20 thoughts on ““Malia” by Elena Condemi

  1. Sono sempre fermo nella mia convinzione che chi scrive e pubblica lo fa per “comunicare”, ma la comunicazione, anche poetica, ha presupposti regole e modalità che dovrebbero essere condivisi, mentre qui siamo sempre immersi in un compiaciuto ed autoreferenziale ermetismo tanto spinto quanto datato.
    Una tripla ardita sinestesia come esordio: profumi/fluorescenti/silenzio, quest’ultimo come humus di coltura? Avverto qualcosa di psichedelico, di hippy, reminiscenze tardive da “figli dei fiori” e mi chiedo quale sensazione potrebbero suggerirmi profumi fluorescenti… Segue una curiosa immagine di un buio gracile (carico, di cosa? Oppure carico come denso, fitto? Ma anche gracile…) che si arrampica sulla sua corda. Mi viene da immaginare un insetto, un bruco, che arrampicandosi “traveste una seta che denuda se stessa”: travestire una seta? La quale poi, o nel frattempo, si denuda? Immagine arditissima. La seta è spesso sinonimo di tessuto, di indumento prezioso: qui prima il buio la traveste e poi essa si denuda; un tessuto, un indumento come oggetto (si badi bene, “oggetto”) di travestimento e come soggetto di denudamento? Che l’inchiostro sia dannato, sia malìa (sarebbe bene metterlo l’accento sulla i…) vuol dire che lo scrivere è un condannabile maleficio? Questo inchiostro ha a che fare col buio gracile di prima? L’ermetismo viene di colpo abbandonato nell’episodio successivo: una signora Luna a cui si lambiscono i fianchi con nastri di libertà, bianche parole alate (già, del resto se l’inchiostro è dannato perché malefico, meglio che le parole siano bianche e alate). Graziosa comunque l’immagine del folletto che sussurra tra i pini. Ci sento la scolastica reminiscenza del Prati, di “Incantesimo”, stessa scena lunare…fatine, folletti… Ancora una frase assai prosastica: non le permettono di riposare. Da che? Dal lambire i fianchi della signora Luna? Dal sussurrare tra i pini? Una nuova urticante sferzata di ermetismo: la corda (sarà ancora quella dove si arrampicava il buio-bruco?) -mare nero- strozza il nido. Mare nero! Una corda che è mare nero ( da Lucio Battisti?) e strozza un nido…Quindi nel nido strozzato non ci si può stare e bisogna dondolare tra i rami…C’entra sempre ancora quella corda, nel finale, Dio non voglia, trasformata in un cupo mezzo di morte per impiccagione?

  2. È sempre così arrabbiato? Spero, per Lei, di no. Al di là del fatto che possa piacerle o meno, o affatto, mi pare si sia divertito a caricare di parecchio il Suo commento. Per quanto riguarda il “compiaciuto”, proprio non direi, non era nel mio stato d’animo mentre la scrivevo e non fa parte del mio carattere. Sensazioni che in quel momento potevo spiegare solo in quel modo, la poesia in fondo si autocrea. La sinestesia iniziale, come tutto il resto, non ha nulla a che fare con il voler dare un’immagine di humus di cultura, o coltura, come Lei ha scritto. Il buio di cui parlo è per me gracile, poiché nasce dalla debolezza altrui e non da una vera forza, Non è il frutto di personalità solide. Nonostante questo, anzi proprio per questo, è buio e non luce. Si arrampica sulla corda per sopravvivere a se stesso, in fondo. Non si guarda, non vuole cambiare, solo continuare ad essere com’è. Per comodità, per chiusura, per ignoranza, per mancanza di saggezza. Ed anche per egoismo.
    E cerca di imprigionare nel suo buio anche la seta, che dovrebbe invece per sua natura essere qualcosa di bello, di elegante, di delicato, di prezioso. Ma la seta sa denudare se stessa, impara a conoscersi, e proprio per questo riesce a sfuggire alla volgarità ed alla brutalità del buio. Per quanto riguarda “malìa” ho provato più volte a scriverla con l’accento (infatti nell’originale lo ha) ma non so perché il pc in quel momento si rifiutava, e dopo vari tentativi ho rinunciato pensando che tanto fosse ovvio. Signora Luna, ecc: sotto la condizione che si è costretti a vivere, c’è la semplicità del desiderare qualcosa di bello, leggero, una comunione col Tutto autentica, armonica e rilassante.” Malìa” non significa soltanto maleficio, veleno, ma anche incantesimo, mistero, magia, ed è più che altro a questo secondo aspetto che mi riferivo. La scrittura intesa come magico conforto, soprattutto. Mezzo che permette di tornare a se stessi, tramite l’ascolto interiore. Grazie per la ” la scolastica reminiscenza del Prati”, un autore che, non mi vergogno ad ammettere, non conosco molto. Ma non credo sia stato soltanto lui ad immaginare luna e folletti, mi pare un’immagine molto antica e cara, ed infatti l’ho usata in tal senso. (Più che “usata”, è venuta, in modo spontaneo). La corda simboleggia la costrizione alla quale si è quotidianamente sottoposti ( è comunque autobiografica). Il “mare nero” non credo sia nato dalla bocca di Mogol, è anch’essa una delle tante immagini alle quali spesso si ricorre quando ci si sente come ingoiati da qualcosa di oscuro e più grande di noi. Questa corda, questo mare nero, strozzano il nido, ciò il luogo dove invece maggiormente si vorrebbe sentirsi al sicuro, il focolare, la famiglia, gli affetti più cari. Per questo, come un fragile uccellino fuori dal nido ma che non riesce ancora a volare, ci si limita a “dondolarsi fra i rami”, lontano sia dal nido che dal cielo che si vorrebbe raggiungere. ci si limita ad ascoltare la propria solitudine a a cercare una forma di conforto nella poesia, intesa come infinita Dea d’amore e di libertà… il ritorno al sé, il canto primordiale, la grande culla, il ricongiungimento alla Terra e al vero ritmo dell’Universo. Ultima risposta: no, non ci si vuole impiccare, anche se a volte la vita sa essere molto dolorosa.

    Cordialmente,

    Elena Condemi

  3. Dimenticavo: l’inchiostro è anche “dannato”, perché viene spesso maledetto da chi non comprende (ampio discorso) la necessità di scrivere dell’altro. E al tempo stesso ci si danna per questo.

  4. Cara Elena, mi spiace veramente di aver colpito la sua sensibilità, ma quando si legge una poesia, quel che conta è ciò che si legge e non altro. Il lungo commento che lei ci suggerisce ora, sarà senz’altro illuminante, ma è comunque extratestuale, come si usa dire. La mia opinione è che una poesia o un testo letterario in prosa debbano comunicare delle “cose” senza lunghe spiegazioni come nelle antologie scolastiche, avere una loro struttura linguistica, una loro architettura comprensibile. Come commentatore cerco naturalmente di comprendere e poi esprimo quel che ho compreso, non presumendo di tenere in pugno l’esclusiva dell’esegesi e della critica. Pertanto mi perdoni. E sia felice.

    • Non ha affatto colpito la mia sensibilità, le critiche servono a crescere e fanno parte del “gioco”. Ma una critica dev’essere costruttiva, e non basarsi solo sul disprezzo. Perché questo è quello che è arrivato. E mai deve cadere nella maleducazione. (scrivo da anni prefazioni e note critiche per altri autori, alcuni li ho rifiutati ma mai mi sono permessa di offenderli in un modo tanto volgare, anche perché lo trovo sterile). In ogni caso, anche questo non mi turba molto ma ci tenevo a comprenderlo. Si impara sempre da tutto, In questo caso specialmente, avevo scelto coraggiosamente di inviare una poesia/ esperimento, nata sì spontaneamente, ma molto diversa dal mio modo di scrivere (che in questo periodo sta cambiando) tanto che ha sorpreso innanzitutto me. Riguardo questa, avevo bisogno di un confronto, di pareri, di critiche. Ma mi ha sorpresa la Sua aggressività voluta, fortemente voluta. Evidentemente, qualcosa l’ha toccata, infastidendola parecchio. Pubblico da parecchi anni su circa quindici siti letterari, e mai mi è capitato di imbattermi in una tale “furia”. La “lunga spiegazione come nelle antologie scolastiche” (Lei continua a voler essere inutilmente offensivo e polemico, oltre che estremamente arrogante), come la chiama Lei, io non l’ho mai voluta, ma si è resa necessaria nel momento in cui Lei non aveva compreso affatto. Non aveva voluto comprendere. E, mi creda, è Lei quello legato ad una concezione scolastica datata, di certo non io.
      Sarò felice comunque, certo:)
      Mi dispiace per Lei che non lo è.

      Elena Condemi

    • Etimologia della parola “VANITA'”: Compiacimento di sé, che si concretizza nel desiderio di essere ammirato per le proprie qualità, spesso solo presunte; anche, intima debolezza: lusingare la v. di qlcu.
      2 Carattere di ciò che è privo di fondamento o di efficacia: la v. di una speranza; la v. dei suoi sforzi
      3 Qualità di ciò che è effimero.

      Per mia fortuna, non ho mai scritto per vanità, ma perché mi è necessario come respirare, indispensabile, ed anzi ogni volta devo vincere il mio pudore per donare. Ho sempre pensato che chi scrive per vanità è destinato a rimanere carta stampata. Inoltre, punto fondamentale, sono sempre stata convinta del fatto che non è il nozionismo a rendere “una bella persona”. Tutto, anche il coraggio di sperimentare, viene dal mio cuore. Pubblico da quando un’amica e stimata professionista mi disse che continuare a tenere nei cassetti i miei scritti solo per autoterapia era un’offesa alla bellezza ed egoismo. Lentamente, si fece strada in me questo suo commento/rimprovero, fino a che cominciai a pubblicare.
      Mi ci vollero molti anni per capirlo e adesso le sono grata.

    • Signor dal nick giovandeste (io invece mi firmo col mio nome sempre) Lei mi pare proprio un tecnico della scuola, anche piuttosto antiquato, che ha scritto qualche libro ed ha avuto poco a che fare con la poesia. Non si faccia offendere, non sono come lei, al di là della poesia che poteva essere carina o no. Non è la vanità e non permetterò mai che lo sia quella che mi regge in piedi come essere umano, nonostante i venti a favore o contrari che possono arrivare nell’impermanenza di tutte le cose della vita. E non si creda neanche ironico, perché non lo è. E non voglio, ma per Lei, aggiungere altro.

  5. Aggiunga pure, poetessa. Mi chiamo Giovanni Destefanis e sono sì, un tecnico della scuola e stoltamente me ne vanto, e non ho neppure scritto alcun libro ma ho avuto moltissimo a che fare, anche come insegnante, con la Poesia, che ho il torto di amare e rispettare. Ma la prego, si senta meno ferita e non mi dedichi troppe delle sue energie: se valgo così poco le riservi al al mestiere in cui crede, piuttosto che a pigliarsela con me.

    • con un personaggio come Lei sicuramente il pubblico si sarebbe divertito. O offeso anche lui, dipende dal tipo di pubblico. Anch’io sono un’ insegnate, fra le altre cose.Per fortuna, ci sono molti modi di essere.E quello che Lei ha dimostrato col suo comportamento non le fa onore, anche nei riguardi di chi gestisce questo sito e le ha dato la possibilità di esprimersi. Lei non ha ahiLei🙂 il minimo senso del rispetto.

  6. la lettura è di chi la legge! se chi legge non è preso non critichi a vuoto ma a senso di ciò che ha provato nel leggere! la LIBERTA’ è il primo rispetto che si deve a tutti per poi riceverlo in cambio! per aprire le porte dell’ ERMETISMO basta trovarne le chiavi…o a spallate di curiosità sfondare la porta e lasciarsi andare in un fiume di parole che qualcun’altro a monte ha lasciato scorrere in libertà!

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