“Una medaglia alla memoria” by Osvalda Scalinci

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Rosvaldo Lorenzo Scalinci

Rosvaldo Lorenzo Scalinci era nato a Surbo l’11 agosto 1924, figlio di Ermenegildo Scalinci “ebanista” e Cesira Piccinno “casalinga”. Nelle carte d’archivio si legge che era alto, aveva gli occhi celesti e i capelli biondi. Era in possesso della 5a elementare, e di professione era “musicante” dato che suonava il bombardino nella banda di Surbo diretta dal Maestro Alberto “Marsiminio” Piccinno.

Appena compiuti i 18 anni sarebbe dovuto partire militare ma, qualche mese prima, insieme al suo “cugino-fratello” Giulio Grassi (anche lui appena 18enne) decise di partire come volontario, e si arruolò nel Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza. Vennero mandati entrambi alla Regia Scuola di Polizia di Roma, e dopo aver frequentato un corso (breve, perché servivano uomini al fronte) vennero nominati Allievi Guardia di P.S. il 27 dicembre 1942. Ebbero poi la nomina di guardia di P.S. il 16 aprile 1943, e nella stessa data furono ammessi come Guardie Effettive nel corpo degli agenti di P.S.

Rosvaldo fu quindi “iscritto nel ruolo 115 della forza di Pubblica Sicurezza del distretto militare di Lecce”, con il N° di matricola 30166. Fu a questo punto che le strade di Giulio e Rosvaldo si divisero, e le loro storie ebbero epiloghi diversi, perchè Giulio ebbe il trasferimento a Napoli, mentre Rosvaldo fu mandato presso la compagnia mobile di Zara.

Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 e la successiva  dissoluzione delle Forze Armate italiane, gli agenti della Questura e del Battaglione Mobile di Zara rimasero al loro posto continuando “a prestare servizio regolare diurno e notturno” e assicurando così i servizi di ordine pubblico nella città. Con il passare dei mesi, la situazione a Zara diventava però sempre più difficile, e le lettere di Rosvaldo alla sua famiglia erano sempre più rare, finchè cessarono del tutto.

Nelle carte dell’Archivio Storico Comunale si legge che il Sindaco per la “compilazione del verbale di irreperibilità”, aveva scritto al Ministero dell’Interno che “Scalinci Rosvaldo Lorenzo non invia notizie alla famiglia sin dall’agosto 1943”. Ma a parte delle “testimonianze” (di cui in realtà ne rimane in Archivio solo una) che non danno spiegazioni esaustive sulla sua scomparsa, specialmente sulla data, su Rosvaldo cala un pesante silenzio. Nel 1960 viene rilasciato un certificato di morte presunta perché “risulta disperso per eventi bellici nel mese di agosto 1943”. Mentre in altri fogli risulta “caduto nell’adempimento del dovere; ufficialmente disperso dalla data dell’11 settembre 1943. Con ogni probabilità ucciso dai partigiani iugoslavi”.

In realtà grazie a ricerche degli ultimi mesi si è scoperto che la data della scomparsa è da spostare al 14/15 settembre 1943. In quei giorni, con altri 20 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, stava andando da Zara ad Oltre (sull’isola di Ugliano) a bordo di una imbarcazione (probabilmente un motoscafo M28 della Questura di Zara) a raccogliere viveri per la popolazione di Zara. Il motoscafo fu attaccato dai partigiani iugoslavi, mitragliato e affondato. Di lui e degli altri non si seppe più nulla.

Questo è tutto quello che sono riuscita a sapere su Rosvaldo. Era mio zio, fratello minore di mio padre, morto a 19 anni compiuti da appena un mese. Il dolore per la perdita di questo figlio, il più piccolo di casa, che alcuni ricordano ancora con un carattere allegro e solare, ha segnato profondamente la vita della sua famiglia e di mio padre. Mia nonna morì di crepacuore, e l’estrema incertezza di notizie, rese il carattere di mio nonno ancora più chiuso.

Al di là di alcune foto, di Rosvaldo non sapevo nulla: suo padre e i suoi fratelli avevano scelto il silenzio.

Grazie alla Legge n. 92/2004, che istituisce il “Giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e la concessione di un riconoscimento ai congiunti delle vittime, l’11 febbraio 2013 il Presidente della Repubblica ha concesso (durante una cerimonia al Quirinale) la medaglia alla memoria a Rosvaldo Scalinci. Il silenzio su di lui è stato rotto e, con la certezza che la sua breve vita non è trascorsa invano, posso raccontare finalmente a tutti la sua storia, anche se è difficile capire cosa abbia spinto dei ragazzi appena 18enni a scegliere di andar via da casa nel periodo più tragico della II Guerra. Era voglia di avventura, di avere nuove esperienze, di conoscere tutto il mondo che c’era fuori da casa propria ? Oppure era un ideale di Patria, di onore e di libertà, che noi oggi facciamo fatica a capire?

6 thoughts on ““Una medaglia alla memoria” by Osvalda Scalinci

  1. la forza della mitezza della memoria che prescinde da ogni ideologia e ogni territorialismo ci dà un grande insegnamento.da trasmettere alle nuove generazioni. Mi sono commossa Osvalda a leggere di tuo zio..tra l’altro ho lo stesso cognome di Cesira e origini salentine, chissà che non siamo parenti! continua a scrivere, questa storia può diventare un libro!

  2. E’ vero! Noi siamo abituati a vedere la “storia” con gli occhiali delle battagli e delle grandi strategie. Invece è fatta di tanta umanità e tanti destini che navigano ognuno per trame personali che il destino indifferente ricompone a proprio piacere con cinismo. Senza nulla ovviamente togliere agli ideali e alle ideologie (che non sono parolacce).
    Bravo. Uno scritto asciutto senza nulla concedere alla retorica.

    • Ho sempre detestato la “Storia” , quella che a scuola ti obbligava a imparare a memoria le date; mi piace invece la storia, quella piccola, nascosta, finchè per caso non ti capita di leggere una carta e inizi a farti delle domande, e a cercare le risposte. Grazie a tutti voi.
      Osvalda

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