“Pane e semplicità” by Corvaglia Giuseppe

 paneolio

Pane cu l’oiu pija e nu bicchieri!

Ferma l’arsura ca stu sule daje

‘Ttacca la fame niura e la fatica

Cu n’ursulu de mieru e benedica!

Picca cose ne servine a sta vita,

ommu ede ci le sa’ scucchiare

de nthrà lu mazzu de mille thravaji

senza superchi danni e muti sbaji.

  

Traduzione

 Prendi pane con olio ed un bicchiere,

ferma l’arsura che dà questo sole

e lega e sottometti la fatica

con un boccale divino e alla salute!

Ci servon poche cose nella vita

Uomo può dirsi chi le sa scegliere

Fra tante altre e tanti travagli

Senza far molti danni o molti sbagli.

Poesia candidata al Premio internazionale di poesia Piccapane

Annunci

3 thoughts on ““Pane e semplicità” by Corvaglia Giuseppe

  1. Saggezza e profondità di sentire nelle parole ispirate della poesia che ancora una volta ci riporta ai tempi passati basati sulla semplicità ed essenzialità della vita basata sul necessario che riempiva il vivere e non faceva desiderare l’impossibile.
    Ciò che si aveva era quello che serviva e null’altro occupava il cuore.

  2. è la semplicità che ci manca e questa poesia ne ricorda il valore;
    io dico sempre la semplicità è una conquista vi si arriva per un percorso:
    se no ritornerete bambini non entrerete nel regno dei cieli; il fanciullino di Leopardi
    mi verrebbe da aggiungere semplicemente vivere e saremo felici , felici davvero,
    siamo terra ed alla terra ritorneremo w la semplicità

  3. INTANTO, SPECIE IN QUESTO GIORNO , LA PAROLA UOMO NON INDICA IL SESSO MA IL GENERE. l’umanità consiste nello scegliere le cose che servono davvero, siano esse sentimenti, o cose materiali come il cibo che spesso ci rappresenta genuinamente. In un’altra mia composizione a commento citavo il vangelo di Matteo
    “Non vi affannate per la vostra vita, di ciò che mangerete o di ciò che berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo? E il corpo non vale più del vestito?
    Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, ne raccolgono in granai, eppure il Padre vostro celeste li nutre!
    Non valete voi più di essi? E chi di voi, affannandosi, può aggiungere un cubito solo alla lunghezza della propria vita?
    E per i vestiti, di che vi affannate?
    Osservate i gigli dei campi come crescono: non lavorano né filano, ma vi dico che pure Salomone in tutta la sua gloria, fu mai vestito come uno di essi. Se dunque Dio veste così l’erba del campo, che oggi è e domani si butta al forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede?
    Non vi affannate, dunque, e non dite: “Che cosa mangeremo?” o “Che cosa berremo?” o “Di che cosa ci vestiremo? Di tutto ciò si preoccupano i pagani, ma il vostro Padre celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate innanzitutto il suo regno e la sua giustizia, e tutte queste cose, vi saranno date in più.”
    Matteo 6,25-33

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...