“È primavera” by Jezebel

Fiori di campo by Gianluca Palma

Fiori di campo by Gianluca Palma

Anzi, il maschietto nostrano. Diciamolo, ti sono scesi i testicoli da pochi anni (mesi?), ammettilo. Bene che ti vada sono un chilometro zero e adesso non vedi l’ora di far fare loro i primi giri di rodaggio. Devo dire che ne hai le prospettive. Infatti, te ne stai ringalluzzito sul prato, disteso sui tuoi stessi abiti, anzi soprabiti, con una tipa. Evento. Hai adagiato i tuoi indumenti sull’erba con maestria per te e la tua bella. Lei chiaramente non si è offerta di sparpagliare i suoi, ci mancherebbe.

Lì, disteso, limoni. Limoni durissimo. La slingui come un formichiere. Lei si divincola ma tu l’abbracci rassicurante, quasi paterno. Oddio, paterno no… vabbè dai, vi ingrumate. Lo so non è italiano ma passami il termine tecnico friulano. Vi contorcete complici in un abbraccio umido. Blea.

Vorrei non guardare ma è più forte di me. È come quando hai un’afta in bocca, sai che non dovresti stuzzicartela con la lingua ma lo fai lo stesso. D’altro canto la lingua batte dove il dente duole e lei mi sa che ha parecchi denti che le dolgono. Infatti, nonostante io sia posizionata ad una ragguardevole distanza da voi, ti vedo mentre le mastichi in bocca. Da dentro dev’essere piacevole, non c’è dubbio, ma da fuori è disgustoso. Sembri uno che sta recuperando una chewingum inavvertitamente cadutale in bocca, si tratta sicuramente di una Big Babol.

Ti interesserà certamente sapere che di recente ne ho comprato un pacchetto. Per fortuna le ho prese in uno degli innumerevoli giorni di pioggia battente che hanno interessato la nostra regione. Camminavo per strada, facendo le bolle stile dodicenne e per la vergogna mi coprivo il volto con l’ombrello. Forse dovresti farlo anche tu. Ma oggi non piove. Oggi è primavera.

Ti alzi. Vi guardate. Lei ride maliziosa. Indossi una camicia bianca a quadri azzurri ed un paio di jeans trattenuti da una vistosa cintura. La camicia però ti cade fuori dai pantaloni. Disordinata, stropicciata dai minuti di fuoco che hai appena affrontato. Alla fine è lei che ti ha sprimacciato come un cuscino e non viceversa. Fattene una ragione. Ti ci vogliono 5 minuti buoni per riassestarti. Poi lei ti rivolge la parola e dice “secondo me il professore neanche ti fa entrare in aula”. Tu, preoccupato, istintivamente fai quello che ogni uomo farebbe se fosse al tuo posto. Con finta noncuranza rivolgi lo sguardo verso il terreno come in cerca di qualcosa. La scena, non so perché, mi fa venire in mente quella poesia La verità vi prego sull’amore ed internamente te la sciorino:

 “Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo
[…]”
.

Tu sembri non voler sentire quello che ti comunico, via etere, con la sola forza del pensiero. Dopo aver finito di sondare il terreno, ti rivolgi lo sguardo addosso, prima sulle scarpe come per accertarti dello stato della loro usura e sporcizia poi… Poi dal luogo in cui si posa il tuo sguardo percepisco un tuo probabile fraintendimento, quasi un lapsus; sì, il tuo pensiero ora mi appare chiaro, praticamente sottotitolato, recita:

 La verità vi prego sull’amore.

Dicono alcuni che amore è

un uccello.

 Allora sconfitta, ti mando altre parole, via etere, con la sola forza del pensiero: stai tranqui’ frate’, non si vede il durello!

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