“Centri per l’impiego” by Ester Eroli

20080407_FOTO_Stretta_mano_d0Laura si era iscritta all’ufficio di collocamento, ribattezzato centro per l’impiego,  appena terminate le scuole superiori. Tutti le dicevano che era molto importante entrare a far parte delle famose liste di collocamento.  Per anni, prima della riforma, aveva timbrato il libretto del lavoro a mesi alterni nella speranza di una chiamata che non era mai arrivata. Era solo un numero nella lista. Nessuno l’aveva mai cercata. Ogni mese si era recata puntualmente allo sportello per la timbratura. Vedere le lunghe file dei disoccupati non era confortante. Si sentiva perduta, inutile. Ogni mese una corsa affannosa per ottenere un timbro su un foglio bianco del libretto del lavoro cartaceo. Successivamente fu imposta una nuova disciplina: la timbratura una sola volta l’anno. Così si poteva vedere la enorme massa dei disoccupati una sola volta nell’arco dell’anno, era un sistemaper evitare scoraggiamenti, delusioni. Laura aveva scelto il mese di Gennaio perché era il primo mese dell’anno, più facile da ricordare. Una mattina di metà gennaio, con un freddo polare, si era recata con delle amiche nell’ufficio di collocamento. Fatta la fila si era ritrovata davanti allo sportello pronta a consegnare il libretto, dove all’interno c’era un foglio costellato di timbri di tutti gli anni precedenti. Nel frattempo l’impiegato si era alzato per una pausa proprio mentre lei consegnava il libretto. Dopo una assenza di circa un quarto d’ora si era ripresentato. Analizzate le carte le aveva detto candidamente che era stata cancellata dalle liste e che se voleva rientrare dove riscriversi. Il motivo era che lei si era dimenticata di timbrare proprio l’anno precedente. La prova evidente era il foglio bianco che l’impiegato ora le sbandierava sotto il naso. Il foglio del libretto ora appariva veramente bianco privo di segni, come se fosse stato sostituito. Laura si ricordava perfettamente che l’anno precedente aveva timbrato. Depennata dalle liste ora avrebbe perso la graduatoria. Infuriata aveva protestato, persino con il direttore della struttura, senza successo. L’impiegato seccato era irremovibile. Il direttore, un uomo di mezza età, l’aveva cacciata in malo modo. Laura non si rassegnava, l’ingiustizia le bruciava. Tornata a casa recuperò il diario che scriveva ogni giorno, dell’anno passato. Sfogliando il diario ritrovò il giorno e l’ora in cui era andata a timbrare l’anno precedente con le amiche che erano testimoni. Scrisse poi una lettera al direttore in cui citava anche il numero dello sportello dove si era recata l’anno prima, bastava fare una verifica. La lettera era chiara, precisa, piena di ironia per la situazione creatasi. Laura non soddisfatta, e non avendo ottenuto riscontri, scrisse alla polizia una raccomandata raccontando l’episodio. Nei giorni successivi un blitz della polizia nell’ufficio garantì il ritrovamento della sua pratica come per magia. Tutta la sua documentazione fu ritrovata. Laura venne reintegrata nelle liste riprendendo la vecchia posizione. Ormai aveva capito che i disoccupati erano considerati solo tanti burattini da manipolare a piacimento. Laura sapeva già che i suoi figli non sarebbero mai finiti iscritti in quelle liste nere. Era delusa e amareggiata, quanta gente era caduta nella stessa trappola? Quanta gente era uscita dalle liste con questo sistema? In buona fede molti si erano iscritti di nuovo pensando a una reale dimenticanza. Molti avrebbero tratto vantaggio da questa situazione. Gli sforzi e sacrifici fatti per studiare erano stati vani. Con poco si veniva messi fuori gioco. Nessun potere era disposto ad aiutare concretamente laura, troppi interessi ribollivano. Non serviva allora far nascere figli se questi servivano solo ad ingrossare le file degli uffici per l’impiego. I disoccupati venivano raggirati, derisi. Laura però era troppo orgogliosa per accettare passiva, per questo aveva lottato per se e per gli altri con accanimento. Aveva sfidato tutti, destino compreso, aveva vinto la battaglia, forse la guerra no, ma qualche speranza nel cuore ancora c’era per fortuna.

One thought on ““Centri per l’impiego” by Ester Eroli

  1. La storia è emblematica di tante situazioni simili in ogni campo, dove ci si sente imbrigliati nelle maglie di un a rete di burocrazia che attanaglia e non lascia segno di speranza. Ma quando cambieranno le cose? e quando ai nostri tanti giovani si offriranno delle opportunità che facciano pensare loro ad una vita da poter vivere con dignità e rispetto di sè?

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