Le riflessioni di un incisore written by Carlo Iacomucci

L’aula si svuota al cambio dell’ora, un meritato riposo di pochi secondi.

Il silenzio che riflette, gli odori che occupano il loro spazio nello spazio lasciato vuoto; prevale l’odore delle matite che hanno segnato il loro SEGNO incerto o quasi INCISO  su di un foglio bianco; l’odore della gomma riscaldata per cancellare qualche SEGNO  sgangherato e, finalmente, anche il perenne polverio che si era alzato, si è ri-posato nella sua sede naturale.

Trovandomi solo soletto, seduto ad un tavolo: “la cosiddetta cattedra”, estraggo dalla mia borsa personale una piccola LASTRINA ben preparata con una PUNTA di ferro – acciaio ricavata da una STECCA d’ombrello come mi suggerì, da studente, un mio insegnante alla Scuola del Libro di Urbino.

In quei tempi era impensabile comprare delle PUNTE di vero acciaio (punta-brunitoio-raschietto ecc..); eravamo ricchi di spirito ma poveri di tasca, o, almeno, i suggerimenti che ci venivano dati erano ben accetti con un alto grado di umiltà e rispetto verso che in qualche modo era lì per darti notizie tecniche che tu non sapevi o non avevi sperimentato nell’INCISO.

Oggi le cose sono in parte un po’ cambiate: poca umiltà o meno rispetto verso gli altri. Inizio con la punta che traccia dei segni sullo spazio geometrico, ricoperto con l’apposita “vernicetta” e affumicata ben bene, si fanno larghe nel silenzio le forme-segno che agiscono nel pieno della “materia” INCISA per creare ed esprimere una cosa nuova in  una immagine nuova.

Bisogna comunque ricordare sempre che “i veri insegnanti non insegnano , ma aiutano gli alunni ad imparare”.

Forse domani…………

                                      

Carlo Iacomucci

 (Incisore e  già professore di Discipline Pittoriche  e di Educazione Visiva)

  http://www.carloiacomucci.it

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2 thoughts on “Le riflessioni di un incisore written by Carlo Iacomucci

  1. Atmosfere di altri tempi, quando ancora c’era , nei ragazzi, il desiderio di sperimentare e quindi imparare. Quando ancora le parole degli adulti, i quali sicuramente avevano altro carisma, rispetto ad oggi, venivano bevute, per soddisfare quella sete di conoscenza che oggi viene soddisfatta da altre fonti, più immediate, forse, ma meno incisive, perchè manca alla stesse la forza della relazione, dello scambio, perchè viene meno l’elaborazione di ciò che si apprende ed anche la verifica e il confronto. Altri tempi, ma anche altre premesse e promesse a chi giovane varcava ogni mattina il cancello di una scuola. Le premesse riguardavano , certamente, il senso e la portata della parola studio, di cui oggi si tiene poco conto, giacchè lo stesso è diventato solo funzionale al lavoro, ora capirete perchè i ragazzi non studiano: il lavoro non ci sarà per loro! le promesse erano quasi scontate, insite nel fatto che se un ragazzo studiava, si formava attraverso nuove e svariate acquisizioni certamente avrebbe , al termine del suo percorso di studi, trovato un lavoro, addirittura avrebbe potuto inventarlo da sè e per sè o comunque mettere in atto le proprie competenze.
    Certo, come ben dice, l’autore di questo brano assai incisivo, oggi manca l’umiltà ai giovani, ma credo di non sbagliare se dico che negli adulti invece c’è un alto grado di supponenza, proprio quella pessima qualità che nega e impedisce l’accompagnamento, il condurre verso qualcosa di grande e bello il giovane. A volerla dire tutta: un’altra pessima qualità imperversa nel mondo della scuola ed è l’accondiscendeza: l’adulto che si fà quasi simile al giovane, che scende al suo livello e quindi pacche sulle spalle, scambio di numeri del cellulare, quando non addirittura averlo fra i contatti su facebook.E in questo accondiscendere,in questo insano empatizzare, viene meno l’autorevolezza. Potrei dire molto altro, ma rischi di andare fuori tema, tanto vaste sono le problematiche del mondo giovanile e della scuola.Grazie, per questa sua testimonianza!!

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