La Pera Kaiser posted by Gianni Calamassi

“Ciao pera. “

“Ciao coltello.” rispose una kaiser che si affacciava da un cestino di vimini, fabbricazione cinese, dove stava con alcune sorelle.

“Sono un Kaimano, non un coltello qualsiasi!” Esclamò risentito un coltello dal manico giallo ed i denti a sega, posato sul tavolo di cucina.

“Ed io sono una pera Kaiser, voglio precisarlo perché ci tengo, anche se non sono razzista.”

“Anch’io ci tengo ad essere un coltello Kaimano, con la cappa…” stava rispondendo il coltello, quando lo interruppe un vecchio piatto di porcellana bianca, anche lui poggiato sul tavolo assieme agli altri.

“Smettila, perché a dispetto del nome che porti, con la K! Sei italiano, magari fatto al Nord, ma con codesto manico di plastica, non sembri certo un coccodrillo!”

“Va bene, va bene, io lo dicevo per dire, perché anch’io ci tengo… sono di acciaio…” Aggiunse quasi cambiando voce, mentre gli altri si zittirono perché la padrona di casa si avvicinava al tavolo per appoggiare sul piatto un pezzo di pecorino, ancora abbastanza fresco e profumato, che salutò subito tutti gli astanti.

Il coltello ripresosi dagli appunti del piatto, dopo aver risposto al pecorino, si rivolse nuovamente alla pera per dirle, con una punta di rivincita nella voce:

“Certo a voi non è andata tanto bene; si sa, una pera… sbucciata e mangiata. Non c’è altro da aggiungere né da essere molto contenti.”

“Ma i che dice quello lì!“ Replicarono con forza alcune pere dal cestino, facendolo sobbalzare, lui che non era abituato a qui toni, e poi non capiva nemmeno di cosa si stesse parlando, quando la Kaiser, che poteva vedere il coltello, replicò con serietà:

“Ascoltami, noi non abbiamo da invidiare nulla e nessuno; ognuno ha la sua vita ed il suo compito. Noi siamo state fortunate, abbiamo avuto un babbo che ci ha parlato di tante cose: di come va il mondo e del nostro destino. Ti voglio fare un esempio: se tu fossi stato attento avresti sentito poco fa alla radio un cantante, un certo Jovanotti, che nella canzone si paragonava ad una mela matura su un ramo, invitando la persona che gli voleva bene, bada che gli voleva bene, a coglierlo per non farlo cadere a terra, dove sarebbe marcito.

Quella vedi sarebbe una brutta fine, e non solo per una mela, anche per me, io te l’ho detto prima, non sono razzista e non soffro paragoni.”

“Brava!!”

“Hai detto bene !!“ Esclamarono convinte le sue sorelle dal cestino. “Ben detto“

Il coltello farfugliò, cercando di risponderle, poi indispettito finì per chetarsi, come se quei discorsi improvvisamente non lo interessassero più.

“Io sono un formaggio pecorino, prodotto da queste parti, al Forteto.“ Si presentò con modesta sicurezza la mezza forma, dal piatto in cui era stato appoggiato, quasi fosse stato sollecitato ad approfittare di questo improvviso momento di tranquillità, per prendere la parola e unirsi alla conversazione del gruppo.

“Io non sono mugellano, vengo da Sesto Fiorentino. Sono un vecchio Richard – Ginori di porcellana bianca, pesante, di quei piatti che finivano nelle trattorie.”

La Kaiser sorrise e rivolgendosi a tutti, nessuno escluso, confermò alla compagnia di essere felice di trovarsi in mezzo a loro e, guardando il coltello, si scusò per l’irruenza della risposta che gli aveva dato.

Kaimano rimase colpito da tanta serenità e, non trovando altro da dire, fece presente che entrambi avevano il nome che cominciava con la cappa, e questo li rendeva simili, li accomunava.

Ci fu una risata generale e l’ambiente diventò compatto, come se fosse il frutto di una lunga amicizia.

La pera  raccontò di come si fosse trovata a nascere in un frutteto piccolo, accudito con amore e di come il vecchio pero non perdesse occasione per informarle amorevolmente sul mondo, sulla guerra, sulla fame, sui compiti di ognuno.

Il Ginori assentì e rivolgendosi intorno continuò con una riflessione che lo riguardava.

“Io sono il più vecchio di voi e non voglio fare come la maggior parte di coloro che hanno la fortuna di campare molto, di esordire con uno scontato ai miei tempi, voglio tuttavia raccontarvi degli anni cinquanta, quando sono nato, e delle lotte operaie che sconvolsero in quegli anni la nostra fabbrica.

Erano anni di licenziamenti, di serrate, di padroni che non trovavano di meglio che chiamare la Polizia anziché parlare con gli operai e, per quelli più sindacalizzati c’era l’allontanamento, la discriminazione. Lo sentivo raccontare dagli stampi, che erano i più vecchi, ed anch’io potevo ascoltare gli operai commentare gli articoli del loro giornale “LA FORNACE”, oddio, posso anche dire del nostro giornale, che riportava nei suoi articoli assieme alle notizie delle lotte, anche la solidarietà della popolazione, e non solo dei sestesi, ma di tutta la regione!

E a proposito di solidarietà, vi voglio raccontare quello che ho sentito dire sull’indignazione di un vostro compaesano, era di Borgo San Lorenzo il Galileo Chini, che con altri artisti, quando la Ginori venne venduta all’inglese Richard, non aveva trovato di meglio che inviare un manifesto per protestare contro la vendita di due secoli di storia agli stranieri!! E sebbene fossero passati tanti anni, ai miei tempi ancora si parlava di quella vendita con dispetto e indignazione.”

Non aspettarono neppure che si fosse spento l’eco di questa storia che il brusio montò, le frasi si incrociavano eccitate, tutti parlavano con tutti, finché il formaggio schiarendosi la crosta, sommessamente aggiunse:

“Anche la nostra azienda sa cosa vuol dire solidarietà: al suo interno lavorano disabili, funziona una comunità di recupero per chi ha avuto e vissuto momenti di difficoltà…sono contento di essere un suo prodotto e sono convinto di essere apprezzato anche al di la di queste cose. Sono convinto che con l’amore non possono che nascere buoni prodotti – cose buone – e se il nostro destino è di avere una vita breve, sono contento ugualmente.”

Tutti annuirono, anche la pera, che stava commentando gli avvenimenti per le sorelle del cestino, e da queste sollecitata a prendere la parola.

“Si – disse la Kaiser – pochi minuti fa, sembrava di essere di fronte ad un momento difficile, di incomunicabilità, di contrapposizioni maligne… invece, specchiandosi nelle esperienze dei compagni, ognuno potrà affrontare il proprio destino con rinnovata fermezza e fiducia nel prossimo. Grazie. Grazie a tutti.”

Nessuno rispose, un silenzio fatto di riflessione li pervase, quando, dall’alto del suo mondo, la padrona inconsapevole, allungò la mano e dal cestino prese la Kaiser… “Bella questa pera – disse dopo averla palpata – proprio bella e profumata, mi ci vorrebbe del pane.” Aggiunse, posandola sul tavolo accanto al coltello.

Kaiser, Kaiser, ascoltami – intervenne Kaimano, approfittando della vicinanza – perché non cantiamo tutti insieme. Alla televisione ho visto… sentito… uno che cantava, anche se era abbastanza stonato e senza musica, queste parole: Oh pera ciao, pera ciao, pera ciao… e tutti in coro convinti e commossi…”

“Va bene – con una risata rispose la pera – anche se le parole non sono proprio così,  l’intenzione è ottima. Forza, attacchiamo: L’altra mattina ci hanno mangiato, oh pera ciao, pera ciao, pera ciao, l’altra mattina ci hanno mangiato sopra il marmo di cucin…”

Anche il cestino di vimini cinese, che non aveva capito nulla della conversazione, ma che conosceva quella musica, si unì felice al coro, cantando con i toni alti e striduli della sua lingua.

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3 thoughts on “La Pera Kaiser posted by Gianni Calamassi

  1. Delizioso questo racconto….. forse perchè vivo a Firenze mi sono sentita circondata da amici! Quando mangerò uno dei miei piatti estivi preferiti “pere e pecorino (del Forteto, ovviamente) lo farò ringraziando per la gioia che mi danno….e magari dentro di me canterò anche io la canzoncina…… 🙂

    • Anch’io sono fiorentino (battezzato in San Giovanni) quindi i riferimenti per chi, come te lo è, sono più aggredibili e asnche se la location non è accentuata, ci si può ritrovare. Grazie per il simpatico commento.

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