La cartolina posted by Dora Millaci

Una cartolina. Un piccolo cartoncino rettangolare. Tanti ricordi di una lunga, vecchia, strana storia.

 Quella mattina stavo correndo sul binario numero sei per prendere il treno. Lo utilizzavo per andare da un cliente, che distava alcuni chilometri dalla mia azienda. Era più comodo che andare in macchina. Ancora qualche passo e… volai letteralmente in terra. Pensai di essere stata investita da un tir. Invece era un ragazzo enorme dalla pelle color bronzo. Il treno lo persi, ma incontrai una persona che avrebbe cambiato radicalmente la mia vita.

Hamid dispiaciuto per l’accaduto, mi aiutò e si offrì di pagarmi la colazione. Non so per quale motivo, non era nel mio carattere familiarizzare così facilmente con gli estranei, ma accettai.

In poco tempo mi raccontò la sua storia, tra un italiano stentato ed un ottimo francese. Si trovava in Italia da qualche settimana, ma era solo di passaggio. Aveva lasciato la bellissima Africa dopo mille sacrifici. Il suo intento era di raggiungere il nord della Francia, dove gli avevano offerto un ottimo posto di lavoro in una grande industria farmaceutica. Hamid era un brillante chimico. Il problema però era che in quel momento, si trovava in grosse difficoltà. L’amico presso il quale alloggiava, era sparito nel nulla e così anche i pochi bagagli. Era rimasto solo con i documenti ed i vestiti che aveva indosso.

Non aveva neanche molti soldi e temeva controlli da parte delle forze dell’ordine.

Mentre parlava, continuavo a chiedermi se avessi dovuto credere alla sua storia, oppure no. Era così paradossale.

Non ricordo bene se fu per il suo smagliante sorriso o una mia temporanea follia, ma decisi di aiutarlo.

Quel giorno, disdissi il mio impegno e non mi recai al lavoro per dedicarmi totalmente a lui.

Per prima cosa gli trovai una sistemazione in una piccola, economica pensione. Poi andammo a fare acquisti di generi di prima necessità.

Alla sera, quando giunsi a casa ero distrutta dalla stanchezza, ma soddisfatta per quello che ero riuscita a fare. Hamid non finiva più di ringraziarmi e continuava a ripetere che avrebbe contraccambiato il favore. Si sarebbe sdebitato.

“Il giorno in cui ti troverai in difficoltà, cercami. Ti aiuterò, così come stai facendo adesso tu”. Me lo aveva ripetuto più volte stringendomi le mani e portandole sul cuore.

L’indomani raccontai l’accaduto alla mia collega, nonché amica Anna.

“Sei uscita di senno? Quel tipo sarà uno spacciatore. Un poco di buono, un ladro e ti sei fatta imbambolare dalla sua storia” mi rimproverò scuotendo il capo “Sei sempre troppo buona”.

Dopo quei discorsi, non ero più sicura sul conto di quel ragazzo, così decidemmo di metterlo alla prova.

Gli avevamo dato appuntamento in un bar per mangiare assieme. Hamid si presentò in perfetto orario e con abiti nuovi.

Ci furono le presentazioni, dopodiché ordinammo il pranzo.

“Vado a controllare il cabaret dei dolci” usai questa scusa per allontanarmi ed Anna mi seguì.

Avevo lasciato di proposito la borsa aperta con il borsellino in evidenza. Da lontano osservavamo la scena.

“Guarda!” esclamò Anna “Ci ha già messo le mani sopra. Altro che brava persona”.

Tornammo a sederci. Io con aria delusa ed Anna molto soddisfatta.

“Scusa se mi sono permesso di chiuderti la borsa” disse subito Hamid “Non è prudente di questi tempi, lasciarla aperta. Anzi, è molto pericoloso”.

Guardai Anna sorridendo. Non era quindi un ladro, né un approfittatore.

Tornate in ufficio, riprendemmo il discorso.

“Secondo me, sei troppo prevenuta contro gli stranieri”  cominciai “Pensi sempre che tutti ti possano fregare”.

“Non capisco ancora, ma perché lo aiuti?”

Dopo un attimo di silenzio, risposi: “Perché potrei esserci io al suo posto”.

Anna non replicò.

Quella sera cenai con Hamid. L’indomani sarebbe partito per la sua nuova vita.

Mentre camminavano verso casa mia, si fermò e serio in volto disse: “Ti fidi della tua amica?”

Lo guardai perplessa. Perché mi aveva fatto una domanda simile?

“So bene che io non le piaccio, ma la cosa è reciproca” iniziò “E’ una persona priva di umanità, egoista, arrivista e se non te ne sei accorta, ti sta usando”.

“Non capisco. Che cosa vuoi dire? Usando come?”

“Te ne accorgerai” rispose senza aggiungere altro. Prima di lasciarmi mi prese la mano e mi porse un biglietto ripiegato “Quando ti troverai in difficoltà, aprilo e troverai la soluzione ai tuoi problemi. Ricordati che anche se lontani, i nostri cuori saranno sempre vicini.”

Detto questo ci salutammo. Sarebbe stata l’ultima volta che lo vedevo.

Dopo quell’incontro, seguì un periodo molto difficile della mia vita.

Al lavoro le cose iniziarono ad andare molto male. Sparivano documenti importanti che dovevano essere sotto la mia custodia; filtravano informazioni riservate ed infine risultò anche un ammanco di cassa. Fui così accusata ingiustamente di sottrazione di pratiche relative ad appalti importanti e di denaro. Non fui denunciata ma licenziata immediatamente.

La mia “cara” collega Anna, prese così il mio posto come vice direttore dell’azienda. In fin dei conti era quello a cui aveva sempre aspirato.

Mi vennero dubbi sul suo conto, ma non avevo alcuna prova per dimostrarlo.

I pochi soldi che avevo da parte, stavano per finire e non ero riuscita a trovare un’altra occupazione. Presto avrei dovuto lasciare anche l’appartamento, non potendo più pagare l’affitto.

Seduta sul divano, in un momento di sconforto con la testa tra le mani e le lacrime che scendevano terminando la loro corsa sulle mie gambe, mi tornò alla mente il biglietto di Hamid. Pensando ad una qualche preghiera, lo cercai.

Era lì, nel cassetto della scrivania dove l’avevo riposto. Con mia grande sorpresa scoprii che si trattava dei riferimenti di una società. Compreso il nome del direttore.

Non riuscivo a comprendere. Che cosa voleva dire tutto questo? Avrei dovuto telefonare? Ripensai alle sue ultime parole e molto scettica, composi il numero. Non sapevo neanche che cosa avrei dovuto dire.

“Sì signora, le passo subito il direttore” rispose una voce femminile molto cordiale.

Era davvero molto strano, sembrava aspettasse la mia telefonata. Mi diede un appuntamento per l’indomani.

Mi recai intimorita presso la “famosa” azienda. Il direttore mi accolse a braccia aperte, come se mi conoscesse da chissà quanto tempo. “Prego signora, mi segua. Il nostro comune amico Hamid, mia ha così tanto parlato di lei” continuò facendomi accomodare nel suo ufficio.

Ero sempre più confusa. Sconcertata. Piacevolmente meravigliata da quello che mi stava capitando. Dopo un periodo di buio, finalmente intravedevo la luce. Il giorno seguente avrei iniziato il mio nuovo lavoro. Continuavo a domandarmi come avesse fatto Hamid a sapere che avevo bisogno di una nuova occupazione. Inoltre, il biglietto me lo aveva dato molto prima del licenziamento.

“Certo che mi stanno capitando cose davvero strane” pensai uscendo dall’edificio.

Quella notte fu molto agitata. Feci degli incubi terribili, nei quali sognai Hamid in serie difficoltà ed io non ero in grado di aiutarlo. Si trovava nel greto di un torrente e non riusciva a venirne fuori. La corrente lo stava trascinando via. Cercavo di chiedere aiuto, ma la voce non usciva dalla mia bocca. Mi svegliai di soprassalto tutta sudata.

L’alba arrivò portando serenità nel mio animo.

Recandomi in ufficio, la locandina del giornalaio attirò la mia attenzione. Riportava in grosso il nome della mia ex ditta. Incuriosita acquistai il giornale per leggere l’articolo. Non potevo credere ai miei occhi. Il direttore, Anna ed altri tre dipendenti, erano stati arrestati per truffa.

“E pensare che avevano dato la colpa a me per le sparizioni dei documenti”   ero esterrefatta, ma sollevata. Per un caso del destino ne ero uscita pulita.

Felice per la mia nuova sistemazione, decisi di scrivere una cartolina ad Hamid, per ringraziarlo di tutto e soprattutto, per chiedergli spiegazioni.

Chiesi alla segretaria i riferimenti. L’indirizzo o il numero di telefono. Mi diede il secondo. Era un numero della Francia. A quanto pare era riuscito a realizzare il suo sogno.

Telefonai subito. Dopo la breve conversazione, misi giù la cornetta. Ero bianca in viso. Assurdo. Non poteva essere, eppure… un tragico incidente. Hamid non era sopravvissuto facendo rafting in canoa tra le rapide del fiume Durance. Il tutto era accaduto il giorno prima.

Ripensai subito al mio incubo. Lo avevo visto. Avevo visto tutto. Istintivamente dissi con un filo di voce: “Anche se distanti, i nostri cuori saranno sempre vicini. Grazie di tutto amico mio, non ti dimenticherò mai”.

Sto svuotando la scrivania del mio ufficio, oggi è il mio ultimo giorno di lavoro. E’ ora di andare in pensione e di lasciare spazio ai giovani. Quando mi trovo tra le mani una cartolina ingiallita. La guardo ed alla mente riaffiorano tanti ricordi. E’ una cartolina che non inviai mai.

 

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