Africa

Ardono nell’aria tremula della savana

   Sotto un cielo di calce, le ferme parole

   Di Lèopold Sèdar Senghor .

Friniscono le cicale fra i rami spinosi delle acacie

  Gl’insetti, al riparo delle flessuose erbe, ristanno.

Riposa nel meriggio, all’ombra di se stessa, la natura

Immobili i pastori, l’occhio attento all’ondeggiare

  Delle greggi, attendono la sera

Cantano, nel cerchio del villaggio,

   le donne, occhi di gazzella sgargianti

   di femminilità, calpestio ritmato sulla terra.

Attendono il ritorno dell’uomo e il silenzioso

   Respiro della notte trai voli occhiuti dei rapaci

     E il ruggito bramoso delle fiere.

Avverti che il vento della rivolta cavalca

      Sulla pelle dei giovani studenti in piazza Tahrir.

Fremono le fanciulle, come gli immensi armenti

     Del Serengeti dopo la stagione delle piogge,

     Innalzando cartelli

Ricercano al crepuscolo dissolvere

     I melmosi silenzi dei Rais

Insieme triturano persone, parole e corpi umani

   Già senza vita.

Chiedono all’aria di obliare questo inferno

    Vulnerabile di fragili  promesse.

Accogli, popolo, fra le braccia la richiesta

      Di questa selvatica preghiera.

      Inshallah.

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5 thoughts on “Africa

  1. Caro Gianni, pare di vederla l’onda della sommossa che sale. In quel “ruggito bramoso delle fiere” si presagisce ed è rivolta, cartelli e pugni alzati, gas lacrimogeni, corpi calpestati di morti o feriti che comunque domandano e gridano non meno di chi ancora resiste e domanda non solo per se, ma per il futuro del proprio Paese privo di una guida . Ancora una volta, laddove l’aria era piena di “fragili promesse” è nata una nuova “primavera di Praga”, ancora una volta, in Egitto, Spagna, Grecia, Italia…..la piazza accoglie il grido disperato degli studenti senza futuro ed anche di interi popoli che si sentono allo sbaraglio. la tua maestria ha saputo dare risalto a tutto questo, complimenti! ciao:-)

  2. Cara Anna, le tue parole sono la conferma che non sempre si parla al vento, ed avere la possibilità di confrontarsi sui propri pensieri, che sorretti dai sentimenti sgorgano dal cuore più che dal cervello è sempre un conforto. Il tuo inserire anche il nostro paese tra i popoli che innalzano la loro protesta è una ulteriore conferma che ancora c’è chi ha la capacità d’indignarsi e di cogliere lo sdegno degli altri.
    Anche i complimenti a questi miei lavori è uno stimolo ad andare avanti, così come i miei ai tuoi lavori mi auguro che siano portatori di stimoli, anche se vedo che tu vai avnti con sicurezza, presentando lavori molto belli!
    Un sorriso e un saluto caloroso.

  3. Caro Gianni,ho vissuto, abitando a Genova, i giorni del G8 e l’mdignazione è stata alta. Ma c’è chi non si è indignato affatto e così la morte di quel ragazzo a piazza Alimonta, ancora una volta la piazza impotente testimone, se non è stata vana ed è sempre ingiusta una morte data, non è servita a molto, giacchè da quel giorno, molte cose sono cambiate, ma in peggio. lo stato si è messo sulle difensive generando paura ogni volta che i giovani hanno manifestato per istanze lagate al proprio futuro direttamente connesse a quelle del diritto allo studio, lo stesso che dovrebbe formare e non instiillare o inculcare solo saperi. Ricordo una delle ultime manifestazioni, in cui i giovani diedero una lezione di vita agli adulti che hanno la pretesa di governare questo Paese partendo dal loro cattivo esempio e a noi adulti tutti: fu una protesta silenziosa , disarmata e disarmante. Tanto ci sarebbe ancora da dire, ma cpme tu stesso dici, fino a quando saranno in molti a non provare sdegno, non ci sarà cambiamento e svolta. I complimeti sono meritati ed io sono solo una dilettante che si diletta a scrivere!!! 🙂 Buona notte, data l’ora e valga sempre un sorriso.

  4. Nel 68 insegnavo alle superiori e ho continuato fino a metà anni 70, anni di piombo gli hanno chiamati; ero alle medie quando hanno rapito e ucciso Moro. Lo sgomento e lo sdegno erano grandi in tutti, poi uccisero Guido Rossa e tanti altri, che il conto non finisce ancora.L’impotenza che ci porta a litigare con il telegiornale, la ricerca di voci serie e non prezzolate, è sempre più difficile! Su quel femminismo si scrivono barzellette, come sugli anni di Capanna, eppure gli studenti sono sempre in piazza e le donne sono vittime incolpevoli di ogni sopruso e i ministri dicono barzellette sullo stupro!!! Cosa dire ” bunga-bunga”? Ma poi siamo sempre lì: indignamoci per favore, indignamoci!!!
    Scusa lo sfogo, ma a noi vecchi resta solo quello, finchè non ci raggiunge la rassegnazione. Allora saremo comunque morti.
    Ciao Anna

  5. Il vero problema è che non ci sono più figure carismatiche come Aldo Moro in politica e ci arrabattiamo come possiamo; E’ mportante non abbassare mai la guardia: la parola chiave è dissenso.Ricordo anche io gli anni di piombo: frequentavo le magistrali, a quel tempo, inseguivo ideali di giustizia sociale e guardavo alla politica con fiducia. I nostri giovani a cosa e a chi guardano oggi, quando i politici, per creare consensio raccontano barzellette , mettendo in ridicolo il proprio Paese? A noi non rimane che indignarci, a loro spero molto di più! Un abbarccio, e non darti del vecchio!!! Un sorriso 🙂

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