Reietto – una storia vera XVIII pt

Reietto2Le differenze esponenziali di gestione delle risorse hanno condotto alcuni gruppi etnici a credere di essere detentori di un’organizzazione culturale e sociale superiore alle altre, superiore nel suo complesso anche alle peculiarità soggettive,  tutto ciò genera cecità cognitiva e conflitto.La situazione italiana non è scevra da queste problematiche, anzi, le manovre perpetrate al fine di non consentire il raggiungimento della maturità cognitiva e di conseguenza l’incapacità di realizzare un progresso della civiltà, soprattutto da parte di coloro che occupano ruoli con potere decisionale ed organizzativo, rendono l’incontro con il diverso una fonte che genera problematiche in continua evoluzione.

Sulla scorta di tali argomenti, in una questione delicata come quella dell’interazione tra gruppi differenti e singoli soggetti con il gruppo di appartenenza, che come quotidianamente osserviamo troppo spesso avviene con movimenti d’imposizione, l’eccessivo lavoro di ricerca di teorie nozionistiche allontana da quelli che sono gli aspetti concreti dei problemi ed affida la soluzione di questi ad operazioni asettiche, come se gli interventi fossero simili a quelli che possono avvenire in un laboratorio.

E’ fondamentale porre, anche, uno sguardo attento sulla multidimensionalità dei sottogruppi.

Le stigmatizzazioni culturali sono lo strumento attraverso il quale, malauguratamente, oggi si cerca di analizzare e risolvere il problema delle diversità non solo culturali, ma anche di valutare e considerare i sottogruppi.

L’errore, dettato dalla mancanza di conoscenza delle culture e delle società, ma soprattutto delle forme complesse di diversità, nasce nel non considerare che sebbene “Grandi gruppi” posseggano tratti culturali identici ed in apparenza aderiscano alla stessa organizzazione sociale, esistono, nel loro interno, sottogruppi (quali ad esempio quelli che popolano regioni, città, paesi, frazioni di paese, quartieri fino ad arrivare ai piccoli gruppi di aggregazione) che pur conservando quei medesimi tratti, ne possiedono alcuni peculiari.

Tali tratti possono rendere ardua o addirittura nulla l’interazione, la comunicazione e la trasmissione di qualsivoglia messaggio. Tutto ciò può condurre, ed accade sovente, ad una risposta negativa o addirittura all’antitesi rispetto a ciò che si era prospettato al momento della somministrazione di un input (stimolo).

E’ anche vero e da non trascurare che non bisogna prendere in esame solo le macro-differenze che sussistono tra grandi gruppi, giacché all’interno di una stessa popolazione esistono differenze culturali e comportamentali che non consentono la standardizzazione delle tecniche di comunicazione e d’informazione.

Proprio dall’analisi di queste micro-differenze che caratterizzano i sottogruppi è necessario partire per comprendere e gestire le realtà quotidiane, per allargare, poi, l’interesse verso le macro-differenze.

Due stranieri, ad esempio, che vanno in uno stesso paese, ma in zone differenti quasi all’antitesi, come può accadere a chi giunge in una qualunque nazione, ad un confronto, sosterranno di poter mostrare peculiarità del gruppo con il quale sono entrati in contatto che l’altro interlocutore troverà del tutto nuove e non veritiere.

Al fine di non entrare nello specifico di una precisa situazione per proporre un esempio pratico e tangibile, prendiamo in considerazione un qualsiasi gruppo etnico; i suoi componenti presenteranno tratti culturali e comportamentali che nelle grandi linee li accomunano.

Ogni gruppo, però, anche se non di grandi dimensioni, al suo interno presenta delle differenze non trascurabili, come ad esempio accade tra le culture del nord, del centro e del sud, ma anche tra quelle dell’estremo Est ed Ovest di un Paese.

Talune regioni o paesi, presenteranno alcune città le quali non solo fanno emergere una cultura con tratti peculiari mercati, ma al loro interno la multidimensionalità dei gruppi presenti fa prevalere linee guida legate a tratti culturali che non sempre possono essere accomunate con quelle dell’intero gruppo cittadino, tanto meno è possibile avvicinarle a quello nazionale.

Le multiculturalità che concentricamente partono dal macrocosmo di un popolo e portano al suo stesso microcosmo, dal quale poi si ritorna al primo per un processo d’interscambio in continua mobilità, ci mostrano che l’unica via da seguire per la gestione delle società complesse è quella della conoscenza, non teorico nozionistica ma di studio sul campo.

Nel momento in cui si affrontano argomenti delicati, come quelli presentati fino ad ora, deve essere chiaro e sempre vivo il concetto secondo il quale il riscontro oggettivo della presenza di numerose diversità e la successiva analisi di queste deve essere scevra da qualsivoglia giudizio di valore.

Il fatto stesso di ammettere, ad esempio, le chiare differenze tra il Nord, il Centro ed il Sud di un Paese non implica in alcun modo giudizi che includono considerazioni positive o negative su l’una o sull’altra cultura.

L’esempio affrontato in un ottica di macro-gruppi è estendibile anche ai microsistemi formati dai piccoli gruppi e dall’interazione dei singoli che possiamo considerare come il Nord, il Sud etc.

Nell’articolarsi dei discorsi che quotidianamente si affrontano nei numerosi dibattiti circa l’argomento diversità, in qualsivoglia ambito essi siano effettuati, vuoi nel privato, vuoi nelle trasmissioni radio-televisive e vuoi nella “rete”, quando si parla di diverso si adopera con ferma convinzione la parola Tolleranza.

I fruitori del vocabolo ostentano enfasi d’emotiva e convinta adesione al valore quasi metafisico che ad esso viene attribuito.

La subdola moda di pedissequa adesione presa in prestito dal regno animale, non consente agli individui di soffermarsi a riflettere sul vero valore contenuto nella parola tolleranza (sopportazione).

Essi non comprendono che proprio l’uso di questo vocabolo mostra i segni evidenti della mancanza concreta di quella “categoria aperta” che consentirebbe di attribuire il giusto valore agli eso-input.

Nell’etimologia della parola è racchiuso il tratto tangibile della presenza di un soggetto agente posto in una posizione di superiorità, dall’alto della quale concede ad un altro soggetto posto ad un gradino inferiore, di continuare ad agire.

Il versus opposto di questo significato vuole uno o più individui essere costretti a sopportare le angherie di qualcuno che detiene un potere attraverso il quale esercita una qualche forma di costrizione.

In conformità a ciò è chiaro che si può tollerare il ticchettio fastidioso di un orologio, le note stonate prodotte da uno strumento, la sabbia tirata sul viso da un bambino privo di un genitore con il minimo grado d’intelletto che gli consenta di essere una buona guida, ecc, ma non si può in alcun modo parlare di tolleranza quando vogliamo riferirci ad un essere umano, al suo credo religioso, al colore della sua pelle, alla sua appartenenza etnica, all’espressione del suo Io e a quant’altro non rientri nelle nostre categorie limitate di endo-input.

Continua…

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